PSDI, il Tribunale di Milano fa chiarezza su simbolo e nome

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Il Tribunale di Milano si è espresso sulle controversie inerenti alla rappresentanza e alla titolarità del Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI), accogliendo il ricorso presentato dalla dirigenza guidata dal Segretario Nazionale Paolo Preti.

Con un’ordinanza cautelare emessa ai sensi degli articoli 669-bis e 700 del codice di procedura civile, la magistratura milanese è intervenuta con un provvedimento di urgenza per fare chiarezza sulla legittimità dell’uso della sigla e dei segni distintivi del partito.

Le disposizioni dell’ordinanza

Il Giudice ha dichiarato la carenza di legittimazione e di titolo della controparte a rappresentare il PSDI. Ai sensi dell’articolo 7 del codice civile, l’ordinanza impone l’immediata cessazione dell’uso del nome, dello storico simbolo e di qualsiasi altro segno distintivo riconducibile alla sigla socialista democratica senza autorizzazione.

Il provvedimento dispone inoltre la contestuale e immediata rimozione da tutte le piattaforme social e dal web di pagine, profili e riferimenti impropriamente associati al PSDI. La decisione del Tribunale ha efficacia esecutiva immediata, prescindendo dall’eventuale presentazione di reclami in sede di impugnazione.

Gli altri fronti giudiziari e la nota della dirigenza

Nel comunicato diffuso dall’ufficio stampa del partito, la dirigenza – attraverso gli interventi del Segretario Nazionale Paolo Preti e della Responsabile Legale Marika Forense – ha espresso soddisfazione per la decisione, ricordando che la tutela del PSDI prosegue anche su altri fronti. Vengono infatti segnalati due procedimenti penali incardinati presso le Procure di Milano e Nuoro, oltre a un ulteriore ricorso pendente a Roma.

In virtù dell’ordinanza, la Segreteria Nazionale ha infine rivolto una diffida formale a organi di stampa, istituzioni e piattaforme digitali, invitando a prenderne atto ai fini della corretta attribuzione della rappresentanza e dell’uso della simbologia ufficiale del partito.


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