Patrizia Palombi e il suo ultimo libro

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Articolo di Ilaria Solazzo.

Qualche giorno fa, al bar con un collega, si parlava delle qualità che deve avere uno scrittore per risultare vincente. Secondo me sono le stesse dell’atleta. Anzi, chi scrive è  un atleta di una disciplina chiamata scrittura. Come tutti quelli che concorrono nello sport, per vincere, debbono  avere un’ottima forma fisica, così lo scrittore deve possedere altrettanta perfezione nella sua arte. Tutto deve funzionare in ciò che esce dalla sua penna. Deve, quindi,  esprimersi in modo preciso, elegante, corretto, grammaticalmente e sintatticamente. Le parole, per lo scrittore, sono tutto, ma ancor più la loro mescolanza, gli accostamenti e, l’uso – mai l’abuso – di aggettivi, avverbi, metafore e ogni altro elemento che, se sbagliato, se fuori posto, possa stonare nella sinfonia della lettura. Ci sono atleti che hanno stile e non possiamo che ammirarli. Ogni loro gara è uno spettacolo e, anche se perdono, la vista di quella sfida è sempre un’esperienza positiva. Lo stile ci distingue, ci rende riconoscibili. Nella scrittura è lo stesso. A mio avviso lo stile di scrittura è uno degli elementi fondamentali e ci lavoro in continuazione, anche se so che dovrò confrontarmici in eterno. Pensiamo un attimo ai cantanti: appena li sentiamo, sappiamo chi sono, anche se stanno cantando la canzone di altri. Perché? Per la voce. Che è unica. Lo stile, in fondo, è la voce dello scrittore. Ognuno deve trovare il proprio. In discorso parallelo può farsi per l’originalità è per altre caratteristiche sono tratto distintivo di uno scrittore vincente.

Questa lunga prolusione per arrivare a parlare proprio di una di loro: Patrizia Palombi, che io chiamo Scrittrice con la S maiuscola perché sa coniugare tutte queste caratteristiche. Nei suoi libri c’è un mix degli elementi appena descritti. Ciascun testo ci consente di entrare nella sua anima senza mai che questa si sovrapponga, tuttavia, alla nostra, con prevaricazione. Ogni nuovo libro è come una sfida, non semplice ma neanche irrealizzabile. Le parole, come le note, sono finite, ma le loro combinazioni possono essere, a mio avviso, innumerevoli.

Patrizia Palombi.

L’autrice è nata a Roma da genitori maremmani e nutre un grande amore per la propria città che spesso è fonte d’ispirazione per suoi scritti. Impiegata da molti anni, coltiva la passione per la fotografia, la scrittura e lo studio della Filosofia e Teologia che le hanno permesso di conseguire un attestato triennale presso l’Istituto Ecclesia Mater di Roma.  In tutto ciò è appoggiata dal marito, dai due figli e dal resto della “famiglia: un’affettuosa cagnolina e un coniglio dal carattere introverso. Si definisce un’eterna ragazza degli anni ‘80, un’inguaribile sognatrice e pensa che per acquistare un cappotto di cammello da signora ci sia sempre tempo.

“Con gli occhi chiusi” è il suo ultimo libro. Da bambina, racconta – una cosa che mi piaceva molto dell’abitare nel mio quartiere periferico di Roma, era il rapporto tra i vicini: innaffiare le piante o dar da mangiare al cane a turno, la condivisione di cene, quella solidarietà tipica di una famiglia allargata dove non solo la parentela ti lega ma anche la vicinanza. Il motore di questo mondo forse semplice ma comunque articolato erano le donne; pronte sempre a darsi da fare e a lanciarsi coraggiosamente in nuove avventure. Al giorno d’oggi i rapporti sono diversi, noi donne siamo impegnate su più fronti ma abbiamo sempre quella voglia di esprimerci e di elargire la nostra forza con entusiasmo senza perderci d’animo.

“Con gli occhi chiusi”  è in vendita in tutte le librerie italiane fisiche ed online.

https://www.mondadoristore.it/Con-gli-occhi-chiusi-Patrizia-Palombi/eai978883356416/

Facciamoci, allora, per chiudere un augurio: possa quest’anno, sotto l’albero di Natale, ognuno di noi trovare la forza per superare i momenti difficili; il coraggio per non arrendersi mai, e la speranza per credere ancora… in un domani migliore.

Comprate e regalate libri. Far girare l’economia attraverso la cultura è la carta vincente per appropriarci del mondo.