Turni di lavoro: come si gestiscono e cosa prescrive la normativa

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La gestione dei turni di lavoro è un aspetto che incide in maniera importante sulla produttività delle aziende.

 

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Parliamo di una soluzione organizzativa basata sulla turnazione: una tipologia quanto mai efficace per quelle realtà che desiderano garantire prodotti e servizi in maniera continuativa e secondo un orario prolungato.

 

Si tratta di una modalità che viene sempre più adoperata da molteplici attività, non più soltanto da quelle che si trovano ad assicurare servizi essenziali per la popolazione, come quelli sanitari e ospedalieri o del mondo dei trasporti, solo per citarne alcuni.

 

Se in passato si era soliti adoperare carta e penna o in alternativa, più recentemente, dei file word o excel, oggi c’è uno strumento di ultima generazione capace di offrire un supporto concreto a livello organizzativo alle imprese. Si tratta di un software gestione turni, un programma utile per mantenere tutto sotto controllo. La pianificazione dei turni diventa semplice, veloce e integrata insieme a pause, giustificativi e timbratura.

 

Operazioni che vengono aggiornate e condivise in tempo reale tra tutte le parti coinvolte, semplificando non poco le varie procedure gestionali e amministrative.

Lavoro a turni: cosa dice la normativa

La normativa di riferimento per quanto riguarda la regolamentazione del lavoro a turni è il Decreto Legislativo n.° 66 dell’8 aprile 2002. Qui viene definito come un metodo deputato all’organizzazione del lavoro, anche attraverso la realizzazione di squadre che prevedono l’alternanza dei dipendenti alla medesima mansione.

 

La turnazione è importante che rispetti un ritmo prestabilito, che può essere anche quello rotativo, sia di tipo discontinuo che continuo.

 

L’importante è che venga mantenuta la priorità di compiere il medesimo lavoro a orari diversi nell’arco di un certo periodo, strutturato in giorni come in settimane.

 

Questo viene stabilito all’interno della normativa generale, la quale va integrata con le indicazioni riportate all’interno dei contratti collettivi nazionali. Essi prevedono che i dipendenti operino per 40 ore nell’arco della settimana per quanto riguarda i contratti full time.

 

Significa, sostanzialmente, che il collaboratore può avvalersi di un giorno di riposo dopo averne lavorato sei, indipendentemente dal ritmo di turnazione adottato dall’azienda per garantire lo svolgimento di quella specifica mansione.

 

L’azienda ha l’obbligo di considerare i giorni liberi che spettano ai collaboratori in occasione dell’organizzazione del lavoro su turni, stabilendo gli orari della persona sulla base della gestione dei riposi di tutte le risorse coinvolte.

 

Una precisazione. Il sistema di turni di lavoro contempla la possibilità che vi siano uno o più dipendenti che debbano svolgere il turno unico, giornaliero o notturno. In questo caso vanno predisposte, tuttavia, delle variazioni di natura contrattuale.

Le normative di riferimento per il lavoro a turni

Abbiamo accennato al fatto che i documenti legislativi di riferimento per la regolamentazione del lavoro a turni sono due: il DL n.° 66 e il CCNL.

 

Il decreto descrive il lavoratore a turni come qualsiasi collaboratore il cui orario di lavoro venga programmato sulla base della dinamica su turni. Inoltre, va a normativizzare quanto di interesse per il lavoro notturno e il turno notturno, il riposo giornaliero e quello settimanale.

 

A tal proposito prevede per i CCNL la possibilità di conseguire una deroga al riposo giornaliero della durata minima pari a 11 ore consecutive per i turnisti che cambiano squadra e non siano nelle condizioni di godere di periodi di riposo giornaliero tra il passaggio da una squadra all’altra.

 

La regolamentazione dei turni di lavoro predisposta invece nei Contratti Collettivi Nazionali prevede un accordo tra le maestranze sindacali dei lavoratori e le associazioni dei datori di lavoro. Vengono stabiliti e concordati gli aspetti normativi ed economici all’interno dello specifico settore economico e industriale.

 

A queste due norme principali nazionali ne va aggiunta una europea: la Direttiva n.° 93/104/CE.

 

Essa individua delle prescrizioni minime a livello di sicurezza e salute per quanto concerne l’organizzazione dell’orario di lavoro, anche nel lavoro a turni. Nello specifico, stabilisce la tutela per il dipendente a livello di salute e di sicurezza.

 

Infine, l’ultima norma che funge da riferimento è la Sentenza della Corte di Cassazione n.° 12962 del 21 maggio 2008, la quale ha fatto chiarezza sulla modalità in cui deve essere data comunicazione del preavviso da parte del datore di lavoro.

 

I collaboratori dovranno infatti sapere con un congruo anticipo quanto stabilito a livello organizzativo, così da poter godere pienamente delle ore del tempo libero.

Cosa dice la normativa per i turni del lavoro notturno

Il DL n.° 66 disciplina anche tutto ciò che interessa la turnazione dei lavoratori durante le ore notturne, ovvero quella che viene effettuata per un minimo di 7 ore consecutive comprese tra la mezzanotte e le 5 del mattino.

 

Anche in questo caso va a integrarsi in quanto disposto all’interno dei CCNL, i quali applicano la dicitura di lavoratore notturno a colui che effettua per un minimo di tre ore di lavoro notturno in un arco di 80 giorni annui.

 

Pertanto, la normativa, nello specifico il Decreto Legislativo sopracitato, stabilisce che vi siano alcune fasce protette che per ragioni di salute, anagrafiche oppure familiari risultino dispensate dal lavoro notturno.