Prima le parole sul desiderio di restare, poi una nuova uscita dal campo per infortunio. Nel giro di pochi giorni, Lorenzo Pellegrini è passato dal racconto di una ritrovata serenità all’ennesima battuta d’arresto. La partita di Champions League contro lo Slovan Bratislava avrebbe potuto rappresentare un altro passo verso il pieno recupero; è diventata invece l’inizio di una nuova assenza, destinata a pesare sulle scelte della Roma e soprattutto sul percorso del suo numero sette.
Il problema arriva quando il centrocampista stava cercando di ritrovare continuità dopo mesi complicati. E si inserisce in una storia recente nella quale recuperi fisici, contestazioni, segnali di rinascita e incertezze sul futuro si sono alternati senza lasciare spazio a una stabilità duratura. Per Pellegrini, ancora una volta, il momento della ripartenza coincide con un nuovo ostacolo.
Il nuovo infortunio e l’incertezza sui tempi di recupero
Gli accertamenti effettuati dopo Roma-Slovan Bratislava hanno evidenziato una lesione di alto grado nella zona di passaggio tra muscolo e tendine del semitendinoso della coscia destra. È il dato che rende questo stop particolarmente preoccupante: la regione interessata era già stata colpita in precedenza ed era stata sottoposta a un intervento chirurgico.
Non si tratta dunque di un semplice affaticamento da gestire tra una partita e l’altra. Le prime valutazioni riportate da Sky Sport prospettano un’assenza nell’ordine di due o tre mesi, ma manca una scadenza ufficiale per il ritorno in campo. L’evoluzione del recupero e i successivi controlli saranno decisivi per definire un calendario attendibile.
Per la Roma significa perdere una soluzione tecnica importante in una stagione nella quale, secondo i siti italiani scommesse, i giallorossi sono pienamente in corsa per la lotta Scudetto; per il giocatore vuol dire interrompere nuovamente la ricerca della condizione. Dopo una lunga assenza, tornare a disposizione è soltanto una tappa: servono allenamenti, minuti e partite per recuperare ritmo e sicurezza nei movimenti. È proprio questa fase che il nuovo infortunio ha spezzato.
Una rincorsa cominciata molti mesi prima
Il problema accusato contro lo Slovan non può essere separato dal percorso precedente. Pellegrini era rimasto lontano dalle partite per mesi, dopo l’infortunio alla coscia subito in primavera e il successivo intervento chirurgico. La riabilitazione aveva condizionato l’estate e l’avvio della nuova stagione, obbligandolo a un reinserimento graduale.
Il ritorno contro il Como aveva riaperto la possibilità di ritagliarsi spazio nella squadra di Gian Piero Gasperini. Non cancellava il periodo trascorso ai margini, ma permetteva finalmente di spostare l’attenzione dal recupero al campo.
Per un centrocampista che costruisce parte della propria efficacia sugli inserimenti, sui cambi di ritmo e sulla capacità di accompagnare l’azione offensiva, la continuità atletica ha un valore concreto. Essere disponibile non equivale automaticamente a poter esprimere tutte le proprie qualità. Il nuovo stop prolunga questa distanza e rende ancora più complesso un percorso che sembrava avviato verso una conclusione.
Dalla centralità alle contestazioni
Le difficoltà recenti di Pellegrini, però, non sono state soltanto fisiche. Negli ultimi anni il suo rapporto con l’ambiente romanista è diventato più tormentato, accompagnando le crisi della squadra e i cambiamenti in panchina.
La stagione 2024-25 aveva rappresentato uno dei passaggi più delicati. L’esonero di Daniele De Rossi, la breve gestione di Ivan Juric e i risultati negativi avevano alimentato un clima di forte tensione. Pellegrini, allora capitano e figura rappresentativa dello spogliatoio, era finito al centro delle critiche e dei fischi.
Essere romano, cresciuto nel settore giovanile e investito di responsabilità significava anche diventare uno dei principali interlocutori del malcontento. Il giudizio sulle prestazioni si intrecciava così con aspettative più ampie, legate alla leadership e alla capacità di reagire della squadra.
Dopo la pesante sconfitta di Firenze dell’ottobre 2024, il centrocampista aveva riconosciuto l’inaccettabilità della prestazione, indicando nel lavoro e nell’assunzione di responsabilità la strada per uscirne. Le sue spiegazioni restituivano l’immagine di un giocatore coinvolto profondamente nella crisi, senza però riuscire a modificarne subito l’andamento.
Il derby con Ranieri, una rinascita rimasta incompleta
Uno dei momenti che raccontano meglio questa alternanza è il derby del gennaio 2025. Claudio Ranieri scelse di schierare Pellegrini titolare contro la Lazio in una fase nella quale il suo posto e il suo futuro erano oggetto di discussione.
Il centrocampista rispose aprendo le marcature con un destro dalla distanza. La Roma vinse 2-0 e quella serata assunse un significato che andava oltre il risultato: dopo settimane difficili, Pellegrini tornava protagonista nella partita più sentita dalla città.
Il gol sembrò offrire la possibilità di ricucire il rapporto con il pubblico e di alleggerire una pressione diventata evidente. Non bastò, tuttavia, a trasformare il suo percorso in una progressione regolare.
È una delle caratteristiche della sua storia recente: singole prestazioni capaci di riaprire il discorso sul suo valore, seguite dalla difficoltà di dare continuità a quelle risposte. Il derby resta un punto alto, ma anche il promemoria di quanto sia complicato tradurre una serata di riscatto in un equilibrio duraturo.
Il contratto scaduto e la scelta di restare
Anche l’ultima estate ha aggiunto incertezza. Il precedente contratto era scaduto il 30 giugno e il nuovo accordo è stato ufficializzato soltanto ad agosto. Per alcune settimane, il legame sportivo tra Pellegrini e la Roma è rimasto quindi sospeso.
La soluzione è arrivata con un’intesa fino al giugno 2027, accompagnata da un’opzione per un’ulteriore stagione. Una permanenza che ha consentito di proseguire il rapporto, dentro un orizzonte contrattuale più breve rispetto al passato.
Alla vigilia della sfida con lo Slovan, Pellegrini aveva ricostruito quei mesi spiegando di aver concentrato soprattutto sul recupero fisico le proprie energie. Aveva inoltre chiarito che la durata annuale dell’accordo derivava da una scelta della società da lui accettata.
Sono elementi che descrivono una fase diversa della sua carriera romanista. La permanenza è stata confermata, ma il futuro continua a passare attraverso la capacità di essere disponibile e di incidere nel progetto tecnico.
Il ruolo di Gasperini e una fiducia da tradurre in campo
Nelle dichiarazioni precedenti all’infortunio, Pellegrini aveva attribuito a Gasperini un ruolo decisivo nella prosecuzione del rapporto con la Roma. Aveva ricordato come, all’inizio del loro percorso, una separazione potesse sembrare uno sviluppo naturale, prima del confronto sulle possibilità di lavorare insieme.
Quella ricostruzione aiuta a leggere la sua situazione oltre la semplice contrapposizione tra permanenza e addio. Il centrocampista aveva trovato uno spazio possibile nel progetto dell’allenatore, ma doveva ancora consolidarlo attraverso il rendimento.
Sul piano tattico, un giocatore capace di muoversi tra centrocampo e trequarti offre alternative nella costruzione delle formazioni e nella gestione delle partite. La sua assenza riduce queste possibilità e costringe Gasperini a rivedere le rotazioni.
Non consente però di stabilire quale sarebbe diventato il suo peso nella stagione: proprio mentre stava tornando a giocare con maggiore frequenza, l’infortunio ha interrotto la verifica del campo.
La continuità resta il traguardo più difficile
La vicenda di Pellegrini alla Roma continua così a procedere per svolte e interruzioni. Alle contestazioni si sono alternate serate di riscatto; alle ipotesi di separazione, la decisione di restare; al lungo recupero, un nuovo problema nella zona già operata.
Ridurre tutto a una questione di rendimento sarebbe incompleto, così come attribuire ogni difficoltà agli infortuni. Il percorso recente comprende aspetti tecnici, fisici e ambientali che si sono sovrapposti, rendendo più difficile trovare stabilità.
Adesso la priorità torna a essere il recupero, mentre ogni previsione sul rientro richiede prudenza. La prossima sfida di Pellegrini sarà riuscire a costruire una sequenza di allenamenti e partite abbastanza lunga da restituirgli un ruolo definito. Dopo tante ripartenze, è la continuità il risultato che gli manca di più.
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