Parchi eolici offshore: necessaria una mappa di siti idonei

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Ricadute su ambiente, paesaggio e settori produttivi pesca e trasporti navali Rivoluzione Ecologista Animalista REA.

Sono ingenti gli investimenti destinati alla transizione energetica per la creazione di impianti di produzione di energia rinnovabile. In linea con il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima- Pniec, si prevede la realizzazione di impianti eolici tra i quali offshore galleggianti al largo delle coste.

Il primo parco eolico del mediterraneio 7Seas Med sorgerà nel canale di Sicilia, a 35 km dalla costa. Sono in fase di approvazione anche un impianto nel Lazio, in Sardegna e in Puglia.

“Sarebbe utile un piano nazionale chiaro così come elaborato per lo stoccaggio delle scorie nucleari per l’individuazione dei siti idonei. Non tutte le aree marittime che in base ai piani regionali dovrebbero ospitare le piattaforme offshore sono adatte”. Dichiara Gabriella Caramanica, Segretario Nazionale Partito politico Rivoluzione ecologista animalista.

Grazie al Decreto FER 2 Procedimento Unico sulla semplificazione delle procedure di autorizzazione ambientale, questi cantieri stanno fiorendo.

“Vogliamo ricordare che Civitavecchia ospita uno dei più importanti porti delle nostre coste mentre in Puglia dove il maxi impianto di pale eoliche dovrebbe sorgere in prossimità di uno dei luoghi più belli del Belpaese, danneggia non solo il patrimonio paesaggistico ma anche le attività produttive locali mettendo a rischio il settore della pesca e degli allevamenti di molluschi.

Inoltre, per quanto riguarda il Cantiere di Civitavecchia non vi sarà un’incidenza sullo sviluppo occupazionale dell’area. Con un investimento di 2,2 miliardi di euro si contano solo 100 unità lavorative perché non previsto un hub per la produzione, assemblaggio e manutenzione che avrebbe un senso in termini occupazionali né tantomeno, sembra che vi siano segnali per investimenti in ammodernamento di strutture marittime portuali”.

Quali sono i benefici? chiosa il Segretario nazionale, concludendo che dobbiamo considerare i rischi di incidenti in ambienti marini difficili e non di meno i pericoli per la biodiversità.