La Roma di Fonseca comincia a vedersi (e finalmente diremmo noi)!

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epa07193434 Donetsk's head coach Paulo Fonseca reacts before the UEFA Champions League Group F round match between TSG 1899 Hoffenheim and FC Shakhtar Donetsk in Sinsheim, Germany, 27 November 2018. EPA/RONALD WITTEK

L’idea di squadra che ha in mente l’allenatore della Roma inizia veramente a prendere forma?

Quando Fonseca è arrivato a Roma quest’estate era conscio del fatto che la squadra giallorossa necessitava di una nuova idea di gioco e di un’organizzazioneche fossero differenti rispetto a quelle di Di Francesco. Il team allora allenato da Eusebio non brillava certo per solidità e viveva di momenti calcistici onestamente troppo ondivaghi: dalle stelle alle stalle si direbbe oggi, banalizzando. Chi di noi non ricorda infatti la cavalcata storica, e quasi trionfale, in Champions League che portò la Lupa ad un passo dalla finalissima? Chi di noi, parimenti, ha scordato la serie di risultati deludenti che ha portato all’esonero del mister subito dopo la gara di Porto? Ranieri, subentrato di lì a poco, non dovette fare altro che guidare la Roma per le gare restanti, senza alcuna pretesa di inculcare il suo credo calcistico ai propri giocatori. Con l’arrivo di Fonseca fu subito chiaro che i giallorossi dovevano necessariamente svoltare: reparti corti e stretti, solidità difensiva ed un attacco di spessore guidato dal redivivo Dzeko sono state le parole d’ordine fin dai primi istanti del ritiro estivo del team romano. Certo che tra il dire ed il fare ci sono voluti alcuni mesi, ma pian piano la mano del giovane allenatore è riuscita a dipingere su tela il capolavoro che aveva in mente. La partita contro l’Inter di pochi giorni fa, finita con il risultato di 0 a 0, condensa in un’ora e mezza di gioco i dogmi calcistici dell’ex calciatore portoghese, ora c.t. molto ben visto nel panorama internazionale pallonaro.

Inter-Roma: riviviamola insieme

La partita contro l’Inter è, a nostro avviso, il turning point della stagione della Roma. Durante quella gara si sono visti (finalmente) tutti i dettami calcistici di Fonseca espressi in soli 90 minuti: dal pressing alto, alla compattezza tra i reparti, per l’Inter non ci sono stati sbocchi di manovra. Fonseca in quell’occasione ha messo in campo una squadra corta che ha giocato sempre palla a terra partendo dal portiere e dalla difesa, rischiando certamente come si è visto, e provando inoltre a graffiare in avanti. La mancanza di Dzeko influenzato, boa in avanti e ritrovato bomber dalla segnatura facile, ha inciso a livello offensivo non poco, ma il non poterlo schierare dall’inizio è stata solo sfortuna: una volta che il bosniaco tornerà in forma, la Roma davanti sarà temibile. Ciò che ha colpito lo spettatore amante del bel calcio durante Inter-Roma è stata la capacità della “Maggica” di presidiare il centrocampo per lunghi tratti del match. La squadra di Conte era in balia, come poche volte sta accadendo quest’anno, del palleggio dei mediani avversari. La parte centrale del primo tempo mostra chiaramente come Pellegrini e compagni avessero il pallino del gioco. Esprimendosi in questo modo, la Lupa potrà giocarsela contro chiunque ed approdare nuovamente in Champions League. Tale obiettivo è ovviamente richiesto dalla società a Fonseca e secondo noi le possibilità di partecipare nuovamente alla competizione che mette in palio la “coppa dalle grandi orecchie” ci sono eccome.

In cosa può e deve migliorare la Roma?

Come tutte le squadre che desiderano sempre primeggiare, anche la Roma ha alcuni aspetti su cui deve lavorare. Il reparto che forse non possiede ancora un’identità forte è l’attacco. Va bene contare su Dzeko ma i sostituti, fatto salvo il promettentissimo Zaniolo che però non è una prima punta e può solo giocare da esterno alto, non sono all’altezza. Kalinic, purtroppo, è un player che deve ancora ritrovarsi e difficilmente può offrire un apporto pari a quello del bosniaco. Se Edin non è in forma, la squadra ne risente troppo, tutto ciò pare ad oggi piuttosto innegabile. Da un lato bisognerebbe dunque trovare un più forte sostituto naturale al gigante nato a Sarajevo – magari durante il mercato di gennaio  – oppure provare nuove soluzioni che vedano più coinvolti giocatori giovani ma promettenti come Kluivert e lo spento trequartista Pastore. La loro “resurrezione” permetterebbe alla Roma di armarsi di nuove frecce da scoccare durante ogni partita, soprattutto quelle che sembrano essere le più ostiche.

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