Virtus Roma: ascesa, declino e rinascita della società capitolina

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Il basket italiano sta vivendo un buon momento con la Virtus Bologna che è tornata ad essere una delle squadre migliori d’Italia d’Europa insieme all’Olimpia Milano. Queste del resto sono due delle società più prestigiose della nostra pallacanestro ed è giusto che possano competere ad alti livelli. Così come lo sarebbe anche per un’altra squadra italiana, che negli ha ottenuto successi anche difficilmente pronosticabili, andando anche contro le previsioni degli esperti che seguono quote e statistiche legate alle scommesse sul basket online e non.

Tra queste c’è indubbiamente la Virtus Roma, che rappresenta una delle squadre di pallacanestro più importanti d’Italia. Sebbene oggi sia in Serie B per via delle varie vicissitudini societarie, la sua storia è una delle più importanti a livello nazionale in virtù delle sue vittorie e dei giocatori che hanno di volta in volta calcato il parquet della Capitale.

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La nascita, gli anni delle vittorie e il declino

La Virtus Roma è stata fondata nel 1960 in seguito alla fusione delle squadre della zona che all’epoca giocavano in Serie C, il San Saba e il Gruppo Borgo Cavalleggeri. Il nome, tuttavia, non era ancora quello attuale, bensì Virtus Aurelia. La squadra ha iniziato a competere nelle categorie minori del basket italiano. Poi, per via di alcuni problemi economici della proprietà, si optò per un’altra fusione, con il Banco di Roma. La squadra assunse così la denominazione Pallacanestro Virtus Banco di Roma con cui arrivò anche la prima storica promozione in Serie A (nel 1974/1975).

I primi anni nella massima serie sono caratterizzati da qualche difficoltà, con i playoff sfumati all’esordio. Poi, però, nella stagione 1982/1983, arriva Valerio Bianchini, già campione con Cantù due anni prima. Il nuovo coach riesce a costruire un’ottima squadra, tanto che poi riuscì ad aggiudicarsi anche lo scudetto in finale contro l’Olimpia Milano di Dino Meneghin e Mike D’Antoni, che aveva vinto il titolo appena un anno prima.

L’anno dopo la Virtus prese parte alla sua prima competizione europea della storia giocandosi le sue carte in Coppa Campioni. Ebbene, anche qui non sbagliò e si laureò campione d’Europa contro il Barcellona. Un successo storico per la squadra romana ma anche per tutto il movimento cestistico italiano che si consacrò ulteriormente anche a livello continentale dopo i successi della grande Ignis Varese e dell’Olimpia Milano.

La stagione successiva arrivò anche la vittoria in Coppa Continentale e, nel 1986, arrivò anche il successo in Coppa Korac nonostante il cambio allenatore con Franchini che venne sostituito da Mario De Sisti. Seguirono anni di transizione per la formazione capitolina che addirittura rischiò la retrocessione in A2 per un soffio nell’89.

Poi, nel 1989 arrivò il cambio di proprietà, con il Gruppo Ferruzzi che prese in mano le redini della società. Arrivarono così diversi giocatori di livello che, però, non bastarono alla squadra per tornare al successo. Tuttavia, nel 1992, arrivò un’altra soddisfazione europea, con la seconda Coppa Korac conquistata dalla Virtus Roma. La squadra si spinse inoltre in finale scudetto perdendo però contro Milano.

Tra il ’92 e il ’93, uno scandalo colpì il Gruppo Ferruzzi che quindi lasciò la proprietà della Virtus. Ne seguirono due cambi di proprietà con il secondo che si rivelò quello giusto, con Giorgi Corbelli a capo della nuova società e che riuscì anche ad evitare una retrocessione rilevando i diritti sportivi di un club fallito.

Tuttavia, non arrivarono i risultati sperati. Si susseguirono così diversi cambi di allenatore, con la squadra che cambiò completamente volto con un nuovo roster. Nel mezzo, il dramma della morte di Davide Ancilotto, scomparso in campo durante un amichevole nell’estate del 1997.

L’era Toti

Poi, la svolta. Claudio Toti diventa il nuovo proprietario e presidente della Virtus e con lui alla guida della società, arrivarono tanti giocatori di primissimo livello. Carlton Myers, Jerome Allen, Daniel Santiago, Davide Bonora, Gregor Fucka, lo statunitense David Hawkins e anche Dejan Bodiroga, pluricampione d’Europa con Panathinaikos e Barcellona e tra i più forti giocatori della storia non solo della Virtus ma di tutto il basket europeo.

La squadra si rinforzò molto e arrivarono diversi buoni risultati in Italia e in Europa, con anche una Coppa Italia sfumata di un soffio in finale contro Napoli. Con Jasmin Repesa in panchina, in particolare, la Virtus tornò anche a giocarsi playoff e finali scudetto, salvo poi non riuscire a conquistare la vittoria.

Seguirono stagioni di alti e bassi, culminati con i primi problemi societari tra il 2012 e il 2013 – ciononostante arrivò una finale di campionato contro Siena trascinata dal capitano Luigi Datome e da giocatori come Gani Lawal, Phil Goss e Bobby Jones –, con la presidenza in rotta con i tifosi. Mancarono poi sponsor, oltre a problemi di palazzetto. Una vicenda che tenne banco per diverse stagioni e, infine, si arrivò alla retrocessione volontaria in A2. Furono anni difficili in cadetteria fino a quando, nel 2020, non ci fu il ritorno in A1, con la squadra che però fu ritirata per problemi economici a stagione in corso.

La rinascita

La rinascita della Virtus Roma c’è stata solamente di recente, con Alessandro Tonolli (lo è stato dal 2000 al 2014), storico capitano della formazione giallorossa, che prese in mano un progetto insieme ad altre persone fondando l’attuale Virtus Roma 1960. La squadra ripartì dalla Serie C e ora si sta giocando il campionato di Serie B Interregionale