LOVE’S KAMIKAZE di Mario Moretti

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Con Giovanna Lombardi e Claudio Contartese

Disegno luci e audio: Marco Santinelli

Regia di Mila Moretti 

Dal 25 al 125 marzo 2022 va in scena Teatro Ecuba di Roma LOVE’S KAMIKAZE” una delle drammaturgie più politiche di Mario Moretti, che racconta la straziante storia d’amore tra un’israeliana e un palestinese a Tel Aviv, “risucchiati” da un conflitto ancora irrisolto nonostante siano trascorsi più di settant’anni.

 Tel Aviv 2005: due giovani rappresentanti di due popoli, Naomi, ebrea, e Abdel, palestinese, si amano cercando di dimenticare la sporca guerra e, nello stesso tempo, confrontano e discutono le due civiltà e le diverse motivazioni che animano le due parti.  Qui, tra un amplesso e l’altro, i due giovani mettono a confronto le loro civiltà divise, toccando, ognuno dal proprio punto di vista, i tanti punti che separano i due popoli, fino alla più amara delle consapevolezze. 

Una conclusione tanto inaspettata quanto dotata di tragica verosimiglianza e di emblematica forza dimostrativa suggella lo spettacolo. 

Interpretato da Giovanna Lombardi e Claudio Contartese, per la regia di Mila Moretti, il testo è scritto da Mario Moretti, drammaturgo, attore e regista teatrale, animatore di alcune fra le più fertili realtà teatrali e culturali italiane come il  “Teatro Tordinona”, “Il CaffèTeatro” di Piazza Navona, il Teatro in Trastevere e nel 1982 con Lorenzo Salvati l’Accademia del Teatro dell’Orologio, dove ha ricoperto il ruolo di direttore artistico e docente di drammaturgia. Sua figlia Mila porta avanti con la stessa passione del padre la ripresa di questo spettacolo, tristemente attuale, difendendo i Juliet and Romeo di sempre e per sempre. «Non possiamo sposarci, Naomi» sentenzierà amaramente Abdel e al gesto purificatore e idealista con cui lanciano il loro paradossale messaggio di pace: «Perché è sempre con i corpi che si scrivono le rivoluzioni!». 

  

NOTE DI REGIA

Love’s kamikaze si innesta naturalmente nel fertile ceppo dell’attualità e dell’impegno civile, a dimostrazione che il teatro non racconta solo favole, ma può anche essere carne, viscere, sangue della nostra impietosa esistenza. E, soprattutto, può portare un mattone, una pietra, un granello di sabbia, per la costruzione dell’edificio della pace. Un’utopia? Perché no? Vengano pure le utopie, se ci aiutano ad uscire per qualche tempo all’aperto, fuori dal nostro bunker quotidiano.