Gli uccelli non hanno vertigini – di Mario Cordova

- Pubblicità -

Ilaria Solazzo, giornalista pubblicista ha intervistato Mario Cordova.

“Gli uccelli non hanno vertigini”, il nuovo romanzo dell’attore e doppiatore catanese Mario Cordova, la voce dei divi hollywoodiani.

Di seguito una breve sinossi del libro.

“Cosa farà Marco? Riuscirà a scacciare il demone che lo spinge a recarsi dalla moglie, che lo ha abbandonato, per commettere una sciocchezza? È disperato, non riesce a pensare ad altro. Passa le giornate su Facebook a spiare il profilo di Elena alla ricerca di informazioni, perché è l’unico modo che ha per restare in contatto con lei, per lenire  la rabbia e alleviare il dolore per il suo tradimento. È andata via da un giorno all’altro. Proprio come aveva fatto suo padre vent’anni prima. La morte improvvisa del genitore e la perdita del lavoro, amplificano l’angoscia che prova e la voglia che ha di vendicarsi, convinto com’è che la vita sia in debito con lui. Il ritrovamento casuale di una pistola sembra essere un segno del destino. Quella di Marco è la storia di un viaggio. Il percorso di un uomo costretto ad affrontare i mostri di una vita complicata, nel tentativo di comprendere la sua esistenza e di trovare il coraggio di riappacificarsi con il passato”.

Biografia di Mario Cordova.

Nasce nel 1955 e a quindici anni comincia a fare l’attore. Dopo la maturità classica e alcuni anni di teatro e radio a Genova, si trasferisce con la famiglia prima a Trieste, dove anche qui ha numerose esperienze teatrali e radiotelevisive e poi, ormai 24enne, a Roma, per inseguire la passione per la recitazione. Partecipa a numerose fiction Rai (tra cui Storia di Anna, che raggiunge un pubblico di 22 milioni di spettatori), prosegue la sua avventura teatrale con lo spettacolo Datemi 3 caravelle, messo in scena da Alessandro Preziosi e prende parte ad alcuni film, tra cui quelli della serie ispirata al personaggio di Cetto La Qualunque di Antonio Albanese.

Nel frattempo avvia un brillante percorso professionale nell’ambito del doppiaggio, dando la voce ad attori quali Richard Gere, Jeremy Irons, Patrick Swayze (Ghost), Willem De Foe, Bruce Willis e tanti altri. Diventa una delle due voci ufficiali di Ra1. La televisione continua a vederlo coinvolto in numerose fiction, come “le 3 rose di Eva” e “L’onore e il rispetto” e, per un lungo periodo, nella soap italiana di Canale 5 “Cento vetrine”.

Nonostante la fortunata carriera di attore e doppiatore e i riconoscimenti artistici, la narrativa è sempre stata la sua passione. Nel 2004 frequenta i corsi di scrittura creativa della scuola Omero e, dopo la stesura di diversi racconti, firma Gli uccelli non hanno vertigini, il suo primo romanzo usciti il 28 aprile 2023 in tutte le librerie italiane, editato da Bertoni Editore.

Dettagli prodotto

Editore: ‎Bertoni (28 aprile 2023)
Lingua: ‎Italiano
Copertina: Flessibile, ‎238 pagine
ISBN-10: ‎8855355694
ISBN-13: ‎978-8855355698
Peso articolo: ‎370 g
Dimensioni: ‎20.3 x 2.2 x 14.4 cm

Dove trovare il libro online.

https://www.bertonieditore.com/shop/it/libri/1111-gli-uccelli-non-hanno-vertigini.html

https://www.mondadoristore.it/uccelli-non-hanno-vertigini-Mario-Cordova/eai978885535569/

Intervista

ILARIA: “Gli uccelli non hanno vertigini” è un titolo molto interessante. Ti va di spiegare brevemente ai lettori cosa esso racchiude?
MARIO: È la storia di un uomo di 33 anni, che è stato abbandonato dal padre quando aveva 9 anni. Questo abbandono non l’ha mai superato, è arrabbiato con la vita, con cui è convinto di essere in credito. E la vita cosa fa, quando tu non riesci a superare una cosa?
Te la ripresenta sempre, perché noi dobbiamo imparare a superare i nostri limiti e ogni volta alza l’asticella, aumenta il dolore che proverai, perché il dolore è la benzina che ti da il coraggio di crescere, perché noi cambiamo solo quando il dolore del restare è più forte della paura e della fatica del cambiare.
Dobbiamo imparare a volare, senza paura delle vertigini.
E allora, la vita, lo fa abbandonare dalla moglie che ama immensamente.
È sconvolto, immagina di commettere una sciocchezza, di vendicarsi, di ucciderla. Tema purtroppo molto importante, visto che in Italia c’è un femminicidio ogni 3 giorni e nel mondo, pensa, ogni 6 minuti.
Riuscirà a sconfiggere il mostro interiore che lo divora?

ILARIA: La tua carriera di attore e doppiatore vede subentrare anche la narrativa, (da sempre tua grande passione), raccontaci…
MARIO: Nel 2004 mi ero preso un periodo sabbatico. Ero stato abbandonato dalla mia compagna di allora, non stavo bene. Sentivo il bisogno di fermarmi e fare il punto sulla mia vita. Ritrovandomi per la prima volta dopo tanti anni con molto tempo a disposizione, mi ero detto che avrei finalmente abbracciato quei sogni per cui, fino a quel momento, avevo sempre trovato una scusa per evitarli.
Fra quei sogni c’era quello di scrivere un romanzo.
Partecipai così a dei corsi di scrittura creativa e alla fine dell’anno, grazie all’intervento della mia cara amica Francesca, venne pubblicato un libro dalla Guaraldi Editore. Raccoglieva racconti e addirittura “esercizi” scritti durante i corsi. Pensavo che Francesca fosse in credito nei confronti dell’editore, o che in qualche modo potesse “ricattarlo”. Scherzo, ovviamente, ma davvero quella pubblicazione non aveva in apparenza alcun senso editoriale. Fossi stato, che so, Gozzano, di cui erano stati trovati scritti inediti – mi dicevo – allora sì che un senso ce l’aveva, ma un perfetto sconosciuto alla sua prima esperienza…!
Il giorno dopo il ricevimento del libro, però, ricevetti la telefonata dell’editore che teneva a dirmi che non era stato il rapporto con la mia amica a spingerlo alla pubblicazione.
«Come lei può immaginare – mi disse – io ricevo tutti i giorni manoscritti di persone che desiderano essere pubblicati. Accetti il consiglio di uno che fa l’editore da 40 anni: continui a scrivere!»
Ero al settimo cielo, ma da lì a breve, l’anno sabbatico era praticamente terminato, ripresi il lavoro e la mia solita vita, con i ritmi frenetici e coinvolgenti del doppiaggio. E il sogno fu messo da parte.
Fino all’anno scorso.
E questa volta, in 8 mesi+4 di editing, ho scritto il mio primo romanzo.
È stata un’esperienza meravigliosa, totalmente coinvolgente, come la nascita di un figlio. C’è tutto il mio cuore dentro.

ILARIA: Quella di Marco, il protagonista del tuo libro, è la storia di un viaggio, del percorso di un uomo costretto ad affrontare i mostri di una vita complicata nel tentativo di trovare il coraggio di riappacificarsi con il passato. Ti va usando solo tre aggettivi di descrivere ulteriormente Marco?
MARIO: Se vuoi 3 aggettivi ti dico: arrabbiato – sensibile e profondo quanto basta per affrontare i suoi “mostri”.

ILARIA: Nelle 236 pagine si evince il dolore straziante che pervade l’animo del protagonista, a cui la vita non ha risparmiato nulla, quanto di te è presente in Marco?
MARIO: Molto meno di quello che mi aspettavo. Perché scrivere è un’esperienza simile alla nascita di un figlio. Quando aspetti un bambino, tutti, o quasi, hanno in testa un progetto di come allevarlo, di quello che gli insegneranno, delle cose che vorrebbero che capisse. Poi il figlio nasce, con il suo carattere preciso, e ci si rende conto che quello che ci eravamo immaginato di fare, non teneva conto di quel “carattere” e per quanto ci sforziamo, la vita è di quel bambino, con il personale cammino che ognuno di noi deve fare.
E scrivere un romanzo è lo stesso. Una volta che hai deciso un “binario” in cui la storia si svolgerà, quel binario diventerà il padrone del romanzo e a te non rimarrà che seguirlo la dove lui ti porterà.

ILARIA: Colpisce un pensiero presente in quarta di copertina “Fa così, fin da ragazzo, quando ha paura. Alza gli occhi per guardare il più lontano possibile e la paura sparisce, diventa distante, perché lui e laggiù dove guarda”. La paura paralizza molti. Tu che rapporto hai con essa?
MARIO: Ho avuto un forte senso di “inadeguatezza”, con cui ho dovuto fare i conti nella mia infanzia e che sono riuscito a sconfiggere solo in età adulta, dopo un percorso di psicanalisi. La paura appartiene a tutti: paura di non essere all’altezza, di sbagliare, di essere derisi, di fallire. E per quanto tu possa avere successo nella vita, se non guardi e superi i motivi che hanno creato quell’inadeguatezza, non la vincerai mai. È solo accettando di avere paura, accettando l’idea di “perdere” che puoi “guarire”. Guardo spesso l’orizzonte” nei momenti d’ansia. E le mie paure sembrano piccole, di fronte all’infinito. E sto subito meglio.

ILARIA: Quando sei dinnanzi alla tua scrivania e getti su carta le tue idee letterarie cosa provi?
MARIO: La prima cosa da vincere è il desiderio di strappare tutto e ricominciare, perché il giudizio su quello che stai scrivendo è pronto a farti rinunciare.
Devo tutto a quello che mi disse un giorno Vincenzo Cerami, grande scrittore che ci ha lasciato 10 anni fa. «Devi scrivere, Mario, e non giudicare mai quello stai scrivendo, mai! Non smettere, vai avanti! Io mi alzo la mattina e guardo il computer che tengo in camera da letto. E lo odio! Mi alzo, vado a farmi un caffé e, girando il cucchiaino, torno in camera, accendo il computer, bevo il caffé e comincio a scrivere. E scrivo cose di cui mi vergogno non solo di scrivere, ma anche di averle pensate. Però ormai lo so e mi sforzo con molta fatica di non giudicare e dopo un’ora di questa (parole sue) “merda indicibile”, succede un miracolo, entro in flusso di emozioni che mi permette di buttar giù due o tre pagine degne di essere scritte.»
Ed è così. Quel flusso, se riesci a mandare indietro il giudizio, arriva sempre, come se si aprisse un chakra, non lo so, un’onda emotiva dove hai la sensazione di scrivere sotto dettatura. Una magia. Bellissimo.

ILARIA: Se tu potessi fare un regalo all’umanità per cosa opteresti?
MARIO: Facile. Ti dico: la gioia. Perché la gioia comprende tutto: l’amore, il rispetto, l’accoglienza, il successo.

ILARIA: Stai scrivendo un nuovo libro?
MARIO: Non ancora. Comincerò a ottobre. A settembre dovrò lavorare al doppiaggio di un film e non riesco a scrivere nei ritagli di tempo. Scrivere è una scelta di vita! Devi dare tutto te stesso. E non c’è vera riuscita se non hai dato tutto! Ho in mente una storia ovviamente, da diversi mesi. Vediamo.

ILARIA: Un tuo sogno nel cassetto è…?
MARIO: Mi vergogno a dirlo, ma scrivendo e presentando il romanzo in giro per l’Italia, esperienza entusiasmante, ho visto che se riesco a essere me stesso, senza coprire paure e vergogne, il rapporto che si instaura è meraviglioso. E quindi lo dico: Mi piacerebbe vincere un premio letterario, magari uno di quelli importanti. Esagerato? Probabilmente sì. Ma vincere uno di quei premi vuol dire che “il mio bambino” è stato accettato in “società”, che sarà letto e potrà emozionare e far “pensare” tante persone.

ILARIA: Ti chiedo di salutare i lettori con un estratto del tuo libro.
MARIO: Li saluto con una frase che il padre dirà al nostro protagonista:
«La vita non ti fa evitare gli ostacoli, ma come una madre saggia e amorevole ti insegna a superarli. È un percorso difficile e straordinario, perché quando l’accetti, quando lasci che sia e t’inoltri nelle vie del cuore e scopri il mondo del “non detto”, riesci a vedere ogni cosa. Quello che c’è dietro uno sguardo e l’anima profonda delle parole. E allora impari ad amare. Te stesso e gli altri.
Io ce l’ho fatta quando ho capito che se non sei disposto a perdere, non vincerai mai niente. Che non c’è alternativa al crescere e che bisogna imparare a volare. Perché́ gli uccelli non hanno vertigini.

ILARIA: Oppure, se preferisci con le ultime righe del romanzo.
MARIO:
“Il vero è maiuscolo o minuscolo?” chiese il bambino.
“Minuscolo” rispose il maestro.
“Perché il vero è piccolo come le cose piccole, che sono vere.
Perché il vero non ha bisogno di un vestito grande, e neanche di un vestito piccolo.
Il vero non ha bisogno di nulla.
Il vero è vero”.