Di Agostino Marotta , editorialista internazionale
L’incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin ad Anchorage non è stato solo un evento mediatico: è stato un segnale. Un segnale che, nel grande scacchiere geopolitico, gli equilibri stanno cambiando — o almeno, qualcuno vuole farlo credere.
🔄 Un ritorno alla diplomazia bilaterale?
Dopo anni di tensioni, sanzioni e guerre per procura, vedere i leader di Stati Uniti e Russia seduti allo stesso tavolo può sembrare un ritorno alla diplomazia classica. Ma è davvero così?
Trump, tornato alla Casa Bianca con una retorica isolazionista e pragmatica, sembra voler riscrivere le regole del gioco: meno NATO, più accordi diretti. Putin, dal canto suo, cerca legittimazione internazionale e una via d’uscita dal pantano ucraino senza perdere la faccia.
Il vertice in Alaska ha mostrato che entrambi sono disposti a trattare — ma alle loro condizioni.
🧩 L’Ucraina: grande assente, grande incognita
Il fatto che Volodymyr Zelensky non fosse presente è emblematico. L’Ucraina, pur essendo il cuore del conflitto, rischia di diventare un oggetto di negoziazione tra potenze, piuttosto che un soggetto attivo.
Trump ha parlato di “garanzie di sicurezza” per Kiev, ma ha escluso l’ingresso nella NATO. Un compromesso che potrebbe piacere a Mosca, ma che difficilmente sarà accettato da Kyiv o dai suoi alleati europei.
🌐 L’Europa e la Cina osservano
L’Unione Europea guarda con sospetto. Un accordo USA-Russia che esclude Bruxelles rischia di marginalizzare il ruolo europeo nella sicurezza continentale. E la Cina? Silenziosa, ma attenta. Un riavvicinamento tra Washington e Mosca potrebbe complicare la sua strategia di influenza globale.
🎭 Diplomazia o teatro?
C’è chi sostiene che l’incontro sia stato più teatro che sostanza. Una messa in scena per mostrare leadership, per distrarre dai problemi interni, per guadagnare tempo. Eppure, anche il teatro ha un impatto: crea narrazioni, sposta percezioni, prepara il terreno.
🧠 Conclusione: un equilibrio instabile
Il vertice di Anchorage non ha risolto nulla, ma ha aperto una porta. Una porta che potrebbe condurre a una nuova fase di negoziati — o a nuove tensioni, se le promesse non saranno mantenute.
In un mondo multipolare e frammentato, ogni gesto conta. E quando due dei protagonisti principali si parlano, il mondo ascolta. Con cautela. Con speranza. E con timore.
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