Processo ‘Alba pontina’, Tirrito (Cogi): “100 anni di carcere? Bene le pene esemplari”

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“100 anni di carcere. Apprendiamo con piacere che sia questa la richiesta di condanna complessiva avvenuta per gli otto imputati del processo ‘Alba pontina’, nell’ambito delle indagini sulle attività del clan Di Silvio di Campo Boario”. A parlare è Maricetta Tirrito, portavoce del Cogi (Comitato Collaboratori di Giustizia).

“A lungo – prosegue Tirrito – questa organizzazione mafiosa ha agito quasi indisturbata a Latina e in tutta l’area del Sud Pontino, macchiandosi negli anni di crimini riprovevoli tra cui estorsione, usura, intestazione fittizia di beni, traffico di droga, corruzione elettorale e non solo. Finalmente lo Stato batte un colpo e fa sentire forte la sua presenza!

Proprio ieri i pubblici ministeri Claudio De Lazzaro e Luigia Spinelli hanno presentato le richieste di condanna per gli imputati, al termine di una requisitoria svolta nella stessa mattinata. Non possiamo che plaudere alla severità delle richieste di condanna: 25 anni di reclusione per Armando Lallà Di Silvio, 15 anni per la moglie Sabina De Rosa, 11 anni per Francesca De Rosa e altrettanti per Genoveffa Di Silvio e Angela Di Silvio, sei anni ciascuno per Giulia Di Silvio e Tiziano Cesari, 15 anni per Federico Arcieri, per un totale, appunti, di 100 anni esatti.

Ci auguriamo che ora il giudice confermi le richieste dei pubblici ministeri condannando gli imputati alla massima pena. È così infatti che si combatte e sconfigge la mafia, con lo Stato che si schiera al fianco dei cittadini onesti e punisce con pene esemplari i condannati per i crimini legati alle attività della criminalità organizzata.

Speriamo inoltre – conclude Tirrito – che le indagini proseguano anche in altri ambiti. I filoni investigativi sul lato economico e politico delle attività dei Di Silvio non devono fermarsi, ma anzi trarre slancio dagli ultimi sviluppi e proseguire con maggior impegno ancora. La mafia deve essere attivamente scovata e rimossa da ogni area della vita civile del Paese, fino a quando non ne rimanga più alcuna traccia”.