CUCINA RINASCIMENTALE, QUELL’AGRODOLCE PROFUMATO DI ZENZERO E CANNELLA

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Siamo abituati a considerare lo zenzero una spezia esotica, ingrediente di piatti orientali, in particolare della cucina cinese così popolare tra gli italiani. Invece la radice tonica e e stimolante era, con acqua di rose, zucchero e cedro tra i principali caratteristici ingredienti della cucina rinascimentale, ricca, saporita, a tratti agrodolce. Tra i piatti che non potevano mancare sulla tavola di quel periodo, il Pasticcio con ragù di carni bianche e salsa al tartufo (si narra che fosse uno dei piatti preferiti di Lorenzo De Medici); la “Moronella”, ossia la pancia di storione salata, considerata una vera e propria prelibata delicatezza; e il Biancomangiare con zucchero e melograno, consumato come dessert. Questi i piatti dei ricchi, i meno abbienti invece erano soliti mangiare acquacotta di orzo con cipolle, prezzemolo e pecorino; minestra di cicoria e borragine con aglio, basilico e pepe (per chi poteva permetterselo). Le classi meno abbienti non utilizzavano le spezie perché troppo care, ma sulle loro tavole erano presenti le carni rosse. Gli alimenti più consumati dai nobili, invece, erano: tortelli “in tempo di carne” con carne di pollo e di maiale con ripieno di zenzero, cannella, erbe aromatiche, tritato di chiodi di garofano e menta; “fagiano in pignatta stufato” con prosciutto, maggiorana, noce moscata, pepe e zafferano. I nobili preferivano avere sulle loro tavole i volatili perché si pensava fossero animali più puri degli altri in quanto vicini al cielo, dimora di Dio. Preferivano, inoltre, le carni bianche alle carni rosse.
Inoltre, i banchetti rinascimentali assumevano il ruolo di vere e proprie forme d’arte, dove il cibo si combinava con il teatro, la danza e una scenografia spettacolare. Famosa è la scenografia creata da Leonardo da Vinci per le nozze del Duca Gian Galeazzo Sforza e Isabella d’Aragona (1490): ricreò il Paradiso attraverso meccanismi di ingegneria sofisticati e unici per riprodurre effetti speciali mai visti. Lui curò anche il menu degli sposi dove non mancavano cascate di ostriche, cinghiali, pernici e fagiani cotti nelle salse speziate. Per questo può essere considerato a tutti gli effetti il primo “Wedding Planner” della storia. A commissionare Leonardo da Vinci per le nozze sopracitate fu Ludovico il Moro.
A Roma, invece, l’opulenza di Agostino Chigi detto “il Magnifico” (1466-1520) era famosa in tutte le corti europee: i “festoni di verdure” presso Villa Farnesina, dimostrano che le primizie molto care che arrivavano dalle Americhe (quali, mais, pomodori e patate) divennero da semplici piante ornamentali a pietanze di riferimento per le case nobiliari dell’epoca. Non solo Agostino Chigi faceva preparare piatti a base di questi alimenti, ma li proponeva ai suoi ospiti, riproducendoli anche negli affreschi della Loggia di Amore e Psiche di Raffaello, il quale chiamò il suo allievo, Giovanni da Udine, per affrescare il soffitto e far sì che questi alimenti fossero presenti anche in “cielo”, ossia nell’anima e i suoi commensali avere i sensi dell’olfatto, della vista e del gusto pienamente appagati. Lo racconta Elena Prandelli, direttrice del Donna Camilla Savelli Hotel che ha condotto un ampio lavoro di ricerca, parte del quale presso la biblioteca Casanatense che raccoglie antichi manoscritti risalenti al 1400 e ha messo a punto il menu con echi rinascimentali dell’hotel della catena VOIhotels, conosciuto a Roma per la sua storia imponente e per le sue linee sobriamente eleganti firmate Borromini.
Il Donna Camilla Savelli è un antico convento del ‘600, realizzato in onore della Duchessa Savelli, nobildonna romana sposa di Pier Francesco Farnese, un’oasi di quiete e silenzio dietro il Gianicolo, nel cuore di Trastevere.

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