a cura di Pierpaolo Di Leva
Serie A 2026/27, 4ª giornata – Stadio Olimpico, Roma – Arbitro: Marcenaro
Lazio-Milan 2-2 è la partita dei due volti. Per quarantacinque minuti la Lazio di Gennaro Gattuso gioca il miglior calcio della sua stagione, segna con Cancellieri e Noslin, sfiora il terzo gol e manda il Milan di Ruben Amorim negli spogliatoi frastornato. Poi la ripresa cambia tutto: i rossoneri alzano il baricentro, Gattuso arretra la squadra e Diego Moreira, entrato dalla panchina, firma una doppietta in due minuti che vale il pareggio. Un punto che allunga la striscia di imbattibilità a quattro giornate e regala ai biancocelesti la vetta solitaria per una notte, ma che lascia il sapore amaro dell’occasione persa.
Cancellieri e Noslin: il primo tempo perfetto della Lazio
Gattuso sorprende tutti nelle scelte. Con Doekhi assente lancia dal primo minuto il nuovo arrivato Šutalo al fianco di Provstgaard, tiene fuori Pinamonti e Isaksen e affida il tridente a Cancellieri, Noslin e Zaccagni. Scelte che vengono ripagate subito: al 10’ Mandas esce dalla pressione rossonera con un lancio pulito per Nuno Tavares, che sfonda per vie centrali e allarga a Zaccagni. Il capitano finge di cercare Noslin e invece serve sul secondo palo Cancellieri, che taglia alle spalle di un Estupiñán distratto e insacca. Uno a zero, meritatissimo.
La Lazio non si accontenta. Al 23’ Maignan si immola su Zaccagni, lanciato in area da Frattesi dopo una triangolazione con Noslin e Taylor. Il raddoppio arriva al 39’, ancora sulla corsia sinistra: Frattesi mette in moto Tavares, Taylor si sovrappone e crossa, Estupiñán si perde di nuovo l’uomo e il tentativo di spazzata di De Winter rimpalla addosso a Noslin, già in area piccola. Due a zero, con il Milan incapace di mettere insieme tre passaggi di fila e un Modrić in serata da dimenticare.
La ripresa del Milan: Amorim cambia tutto, Moreira fa il resto
All’intervallo Amorim cambia tre uomini in un colpo solo – fuori Modrić, Estupiñán e Loftus-Cheek, dentro Musah, Diego Moreira e Pulisic – e il Milan che rientra in campo è un’altra squadra. La Lazio, invece, si abbassa sempre di più, consegna palla e campo ai rossoneri e chiude con il 34 per cento di possesso. Mandas si fa trovare pronto su Ramos e Pavlović, ma la pressione cresce a ogni minuto.
Al 58’ Gattuso richiama Cancellieri e Noslin per Isaksen e Pinamonti, cambi che non producono l’effetto sperato. Al 65’ arriva il gol che riapre tutto: Chukwueze lancia Pulisic, Rabiot allarga per Diego Moreira, che controlla e batte Mandas da posizione defilata. Due minuti dopo Musah recupera palla, Rabiot appoggia ancora a Moreira e il sinistro da fuori area si infila all’angolino. Due a due in centoventi secondi, e la partita che la Lazio aveva in mano svanisce.
Il finale e i debutti di Šutalo e Diogo Leite
Nell’ultima mezz’ora la Lazio prova a rialzarsi con l’ingresso di Gudmundsson al 74’, ma il Milan resta la squadra più pericolosa, con sedici conclusioni contro otto. Nel finale Gattuso manda in campo Lazzari e Diogo Leite: per il portoghese è l’esordio in biancoceleste, come per Šutalo, autore di una prova di personalità nella difesa orfana di Doekhi. Ammoniti Belahyane e Zaccagni da una parte, Pulisic, Pavlović e Gila dall’altra. La cornice, ancora una volta, è quella di un Olimpico a ranghi ridotti per la contestazione dei tifosi contro Lotito, con i sostenitori rossoneri in gran numero nel settore ospiti.
Cosa resta a Gattuso dopo Lazio-Milan
Il bicchiere è mezzo pieno e mezzo vuoto. Mezzo pieno perché la Lazio è imbattuta dopo quattro giornate, ha dieci punti e ha dominato per un tempo intero una delle candidate allo scudetto, producendo il calcio più brillante della gestione Gattuso. Nuno Tavares è stato padrone della fascia sinistra, Frattesi ha ispirato ogni azione pericolosa, Cancellieri e Noslin hanno ripagato la fiducia del tecnico.
Mezzo vuoto perché il secondo tempo ha mostrato il limite di questa squadra: quando l’avversario alza il ritmo, la Lazio si chiude troppo e smette di giocare. Gattuso lo sa, e avrà una settimana per lavorarci. Sabato 19 settembre c’è la trasferta di Venezia, per capire se il primo tempo con il Milan era la norma o l’eccezione.
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