VIOLENZA SULLE DONNE: QUANDO L’AMORE DIVENTA PATOLOGIA

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Il 25 Novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. In occasione di questa ricorrenza affrontiamo il tema con la psicoterapeuta Stella Ambrosio.

Ciao Stella. Con la quarantena è aumentata la violenza sulle donne, ma spesso non viene denunciata. Secondo te perché?
Si tratta di un fenomeno complesso, per cui non esiste una risposta unica a questa domanda. Dipende dalla persona. Qualche donna continua a stare con lui senza denunciare perché ha una dipendenza affettiva, sperando che lui cambi, qualcuna è spaventata solo all’idea di rimanere sola, qualcuna perché ha paura che lui si possa ritorcere contro, qualcun’ altra perché non vuole disgregare la famiglia, o perché lui è l’unica fonte di sostentamento della famiglia stessa. In ogni caso, spesso, queste donne non hanno abbastanza stima di se stesse e questo è un problema grave. Perché? Perché anche dopo aver capito quanta sofferenza produce la relazione, tali donne si fanno dominare dai dubbi su se stesse, sulla relazione, sulla scelta di troncarla. Da tali dubbi è
facile poi passare al perdono e il ciclo della violenza ricomincia.

Perché la donna picchiata non riesce ad allontanarsi dal partner violento?
Perché il suo desiderio, fondamentalmente, è che l’uomo finisca di agire violenza, ma soprattutto perché dietro quel “ritorno” c’è tutto quello che si è strutturato nella storia di vita della donna, nell’infanzia, nell’adolescenza, nei mandati familiari. Per questo motivo questa donna, anche se si allontana, spesso ritorna indietro o comunque è attratta dalla stessa tipologia di soggetto, il che è di entità non trascurabile. Una mia paziente per mesi ha subito violenza, perché la madre le diceva: “Ma che fai? Denunci a tuo marito?” E intanto lei subiva percosse. Quindi se da un lato la donna ha resistenza, dall’altro non si rende conto dei condizionamenti culturali, di cui bisogna liberarsi, per diventare responsabili della propria vita. Se questo non bastasse, a complicare le cose ci sono poi le false riappacificazioni, cioè falsi pentimenti, caratterizzati da promesse o regali. Questa fase di “luna di miele”, appunto, è falsa, perché è temporanea e destinata a sfociare
in nuova violenza.

A volte la violenza, purtroppo, sfocia in femminicidio. Quali sono i segnali di allarme?
Purtroppo si. Ogni anno in Italia vengono uccise più di 100 donne, praticamente una ogni 3 giorni, numeri inquietanti che fanno davvero riflettere. Tutto questo non arriva all’improvviso, ma ci sono sempre una serie di segnali non colti che potevano far prevedere il rischio, come quando arriva un meteorite sulla Terra, che non arriva all’improvviso, ma ha fatto un percorso che magari noi non abbiamo visto. Nel caso del femminicidio, la criminogenesi del fenomeno è complessa ma alcuni segnali sono: precedenti comportamenti violenti all’interno della relazione, senso di proprietà e di possesso da parte dell’uomo nei confronti della donna oltre ad un “controllo” pervasivo che annienta la “preda”, rendendola incapace di reagire, perché resta in uno stato di continuo terrore.

Quale può essere la via della guarigione per la donna?
Innanzitutto la donna deve sapere che mentre spera o desidera che lui cambi, entra in un
meccanismo di assuefazione per cui si abitua e tollera sempre di più, e non mi sembra il caso.
Pertanto la prima cosa da fare è rinunciare all’idea di poter risolvere il problema da sola. In altre parole è necessario andare a chiedere aiuto, che può significare qualsiasi cosa, dalla chiamata a un’amica fino a consultare uno psicologo, un’associazione oppure un consultorio. Tutto questo per non chiudersi in se stessa, ma fare qualcosa, cioè compiere il primo passo. La seconda cosa è ammettere la realtà, vedere le cose come stanno. Ciò significa ammettere di aver già fatto di tutto e nessuno degli sforzi ha funzionato, perché anche se qualche volta c’è stato un sollievo momentaneo, (le cosiddette false riappacificazioni), il quadro generale è quello di un peggioramento progressivo, a meno che l’uomo in questione non abbia iniziato un percorso di psicoterapia.

Quindi per intervenire alla base del problema, l’attenzione va anche agli uomini
maltrattanti?
E’ logico. La responsabilità della violenza è una responsabilità che gli uomini devono prendersi in carico. L’uomo può ricevere aiuto e può essere un uomo diverso. Dico questo perché l’uomo tendenzialmente tende a non sentirsi colpevole. Eppure l’uomo può crescere e reagire in modo sano. Per esempio davanti alla propria donna con la minigonna, l’uomo può dire “Come sei bella”, può dire “Era meglio una gonna un po più lunga” o addirittura vietarla. Scegliere è solo un piccolo passo, ma cambia la direzione delle cose, e se non ci riesce da solo, può farsi aiutare da uno specialista.

Qual è il messaggio che vorresti dare a questi uomini?
Picchiare una donna è la prova inequivocabile di un evidente fallimento, cioè un uomo che arriva a questo, ha pochi strumenti per affrontare la vita, pochi ed inadatti per l’esattezza. A questi uomini, io vorrei chiedere di guardarsi dentro, per una volta, senza filtri. E comprendo pure che guardarsi dentro non dovrà essere proprio un giro di giostra, però potrebbe essere l’occasione per crescere.

E sarebbe anche l’ora, ma ci vuole coraggio, perché è più facile evitare, è più facile mettersi il vestito dell’uomo “forte” come culturalmente è previsto: l’uomo che non piange, l’uomo che non esprime sentimenti, ma la verità è che le persone veramente forti, sono in grado di ammettere le proprie debolezze, mentre le persone deboli sono quelle che devono apparire forti a tutti i costi.

Qual è il messaggio che vorresti dare, invece, alle donne?
Che l’amore fa stare bene. In caso contrario è una specie di prigione, che non ti fa vedere la porta verso la libertà. E siccome quando ad essere in pericolo è un’amica, noi donne siamo dei radar viventi, questa capacità possiamo usarla anche per noi stesse e riconoscere il pericolo al primo sguardo. Quindi per le donne single, il mio messaggio, è che solo amando se stesse si possono fare scelte libere da pericoli, smascherando certe mine vaganti, prima che la relazione diventi troppo stretta. Chiaramente la mia non è una generalizzazione, anzi, sono assolutamente convinta che esistano anche uomini sani su questo pianeta, che oltretutto sono amorevoli ed affidabili. Alle donne già impegnate in una relazione tossica, invece, vorrei dire che nessuna vita è senza ferite, il segreto di vivere è scoprire come guarire. Come terapeuta più volte ho constatato che in tante
continuano a scegliere uomini violenti, anche quando dovrebbero aver imparato da un pezzo la lezione. A queste donne voglio dire che il dolore è una caduta libera, terrificante e inaspettata, ma è anche sorprendente, perché c’è un piccolo lusso in tutto quel dolore: l’opportunità di capire quanta forza hai, ma ci vuole il tempo che ci vuole per guarire, non puoi pretendere di correre se hai una gamba rotta! L’unica cosa certa è che si può fare. Si può guarire. E così un giorno ti guarderai indietro e sorriderai a tutto, perché tutto ti ha portato ad essere quella che sei: tenerezza di donna e coraggio virile.

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