Arrivano allo Spallanzani gli anticorpi monoclonali anti-Covid. L’infettivologo Cauda: «Novità importante»

0
489

Giornata di primati sanitari a Roma e nella Regione Lazio. Mentre proprio da stamattina viene fornito il certificato vaccinale a chi riceve il siero di Moderna, Astrazeneca e Pfizer (non ancora nel resto d’Italia), all’ospedale Spallanzani è partita la sperimentazione e la somministrazione degli anticorpi monoclonali, terapia innovativa anti-Covid approvata dall’Aifa.

«Si tratta di una novità importante – spiega a La Gazzetta di Roma l’infettivologo dell’ospedale Gemelli Roberto Cauda– perché noi non avevamo a disposizione nessun farmaco che potesse contrastare la fase iniziale del coronavirus. Si tratta della cosiddetta fase irenica, in cui il virus entra soprattutto nelle cellule polmonari, dando i primi sintomi. Le autorità internazionali hanno autorizzato l’uso del Remdesevir, nato per l’ebola, ma ha avuto risultati al di sotto delle aspettative. I monoclonali, che di fatto sono un farmaco anti-virale, vengono dati per lo più come “cocktail” (di almeno due) e sono diretti contro alcune componenti del virus, come la proteina Spike. In questo modo la diffusione del Covid nell’organismo viene bloccata, riducendo il rischio di forme gravi di ricovero o morte».

In particolare l’Agenzia italiana del farmaco ha dato il via libera ai monoclonali Bamlanivimab di Eli Lilly e Regeneron di Roche (utilizzato con successo dall’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, dopo essersi contagiato). Questi anticorpi verranno somministrati a persone ultrasessantenni con i primi sintomi del Covid-19 e ad alto rischio di peggioramento clinico. “I pazienti – spiegano dallo Spallanzani – verranno individuati dai medici di pronto soccorso e dai medici curanti a domicilio e inviati al centro di somministrazione territorialmente più vicino“. Nei prossimi giorni verranno predisposti altri 10 ospedali in tutta la Regione, a partire da Tor Vergata, il policlinico Umberto I e il Sant’Andrea.

«Da una parte – ci dice Cauda – i vaccini vengono dati ad un’ampia platea di soggetti per dare una copertura immunitaria di massa, dall’altra gli anticorpi monoclonali cercano di non trasformare i malati in casi gravi, soprattutto guardando al numero di terapie intensive occupate. Questa sorta di “mix” può aiutarci molto nei prossimi mesi».

Quanto ai vaccini oggi il Lazio è arrivato a 780mila dosi somministrate, con l’85% degli over 80 e 28mila persone fragili che hanno ricevuto la prima parte di siero. Un altro unicum in Italia. Tuttavia i positivi al virus, in piena zona rossa, continuano ad essere molti: circa 1821, di cui 800 nella sola Capitale, con 24 decessi.

«Però forse stiamo andando meglio del resto d’Italia – rassicura il professore – c’è stato qualche segno timido di miglioramento e alcuni prevedono che ci possa essere un cambio di colore verso la fine di marzo e prima di Pasqua. Se questa tendenza continuerà e verranno rispettate le regole, la situazione a breve sarà diversa. Ad oggi ospedali e terapie intensive sono comunque al di sopra del livello di guardia».

Intanto sempre lo Spallanzani firmerà tra qualche giorno un accordo per la sperimentazione del vaccino Sputnik. Verrà utilizzato per lo studio sulle varianti, in attesa del via libera dall’Autorità europea del farmaco (Ema).

Giacomo Andreoli