Un Coordinamento Intersindacale Nazionale è la proposta lanciata da Roma dai sindacati autonomi nel tentativo di rinnovare dal basso il sistema del sindacato e della rappresentanza.
Sindacato in crisi di rappresentatività, le sigle autonome lanciano il Coordinamento Intersindacale Nazionale
Da una parte un sindacato e un intero sistema sindacale fondato sulla mancata applicazione del dettato costituzionale e dal rafforzarsi di prassi e consuetudini basate sulla maggior rappresentatività sempre invocata ed utilizzata ma mai definita e soprattutto mai sostanzialmente accertata.
Dall’altra una proliferazione di sigle, sindacati e confederazioni autonome, indipendenti ed anzi alternative alla “Triplice” che ormai neanche esiste più, vivaci ed operative in tanti settori del lavoro pubblico e privato, ma in costante debito di rappresentatività e di possibilità di azione.
Insomma, un “Truman Show”, come è stato definito, in cui si perpetuano prassi rituali e convenzioni che privilegiano il ruolo dei sindacati maggiori nella rappresentanza aziendale, nel Cnel e ovviamente nei rapporti con la politica, il Governo e le Istituzioni, ma allontanano sempre più il sistema della rappresentanza sindacale e politica dalla realtà sociale ed economica del Paese.
Di qui la proposta di avviare un Coordinamento Intersindacale Nazionale che riunisca le varie sigle sindacali e confederali autonome, e che magari riesca anche a dialogare con le organizzazioni di altri tipi di lavoratori, come gli autonomi, i professionisti e le imprese, in un nuovo organismo unitario.
Scopo di questo nuovo organismo, che non si sostituisce né accoglie o assorbe i sindacati esistenti ma li affianca, quello di coordinare una comune strategia di azione, di proporsi come interlocutore non unico ma unitario, di organizzare attività di studio e formazione dei sindacalisti e infine di presentare proposte da portare ai tavoli istituzionali dove si affrontano i problemi del lavoro, dove si discutono contratti e leggi. Il tutto, per rinnovare profondamente l’intero sistema della rappresentanza sindacale e dei lavoratori.
La proposta arriva dal convegno “Sindacato, Referendum, Rappresentanza. Come superare la crisi”, che si è tenuto oggi a Roma e a cui hanno partecipato i rappresentanti di diverse realtà sindacali autonome, nonché esponenti della politica.
Ad aprire i lavori, Walter Rizzetto, deputato di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, che ha di fatto aperto il convegno ed aperto, dalla sua esperienza politica quotidiana, la ampia ed impietosa l’analisi delle tante criticità, legali e di fatto, del sistema sindacale e della rappresentanza sindacale in Italia.
“Ad oggi una riforma della rappresentanza e della rappresentatività è molto difficile, perché viviamo in un momento quasi di scontro sotto molti punti di vista. Qualche sindacato professa legittimamente le sue posizioni, ma è lo stesso sindacato che rinnova i contratti della vigilanza privata a 5 euro all’ora – ha affermato Rizzetto, che tra l’altro ha redatto una proposta di legge delega al Ministero del Lavoro per accelerare il rinnovo dei contratti di lavoro. – Se il sindacato sarà attinente e compatibile con le nuove caratteristiche del lavoro e delle esigenze dei lavoratori, avrà successo. Per quanto mi riguarda, le porte della Commissione Lavoro Pubblico e Privato sono aperte a tutti i Sindacati”.
Ricci (Sai Confsal): Occorre una nuova legge sulla rappresentanza sindacale
Ad analizzare i punti critici del sistema sindacale, che non è stato mai sottoposto a regolamentazione legislativa generale dopo il varo della Costituzione italiana, è stato poi Mario Ricci, segretario della Sia Confsal.
“L’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, che limitava la rappresentanza ai soli sindacati firmatari di contratti – ricorda Ricci – è stato abolito tramite referendum. Ma il Testo Unico della Rappresentanza del 2014, non ha abolito le Rappresentanze sindacali aziendali, costituite dai sindacati firmatari di contratto, ma ha dato la possibilità ai lavoratori di eleggere democraticamente propri rappresentanti nelle Rappresentanze sindacali unitarie. Con il risultato che nelle aziende ci sono sia le Rsu elette, che le Rsa nominate magari da sindacati che non si sono neanche presentati alle elezioni”.
Storture del genere evidenziano secondo Ricci la necessità di riordinare per via legislativa l’intero sistema di rappresentanza sindacale, dai livelli aziendali fino alle stesse convocazioni alle trattative.
Gini (Smart Workers Union): Le nuove esigenze del lavoro richiedono nuove forme di rappresentanza
“Il referendum denota il fallimento delle grandi confederazioni ed organizzazioni sindacali – ha spiegato Gilberto Gini, Segretario generale di Smart Workers Union – mentre soprattutto nel mondo del lavoro privato, vedi banche e assicurazioni che di Rsu non vogliono sentir nemmeno parlare, è particolarmente evidente il tema della rappresentatività, anche se comunque anche il modello Rsu del pubblico impiego funziona con luci ed ombre”.
La nascita stessa di Smart Workers Union – costituita tre anni fa – è dovuta alla sfiducia verso il modello tradizionale di sindacato e di rappresentatività sindacale, che è del tutto inadeguato al lavoro moderno. E poiché le nuove esigenze richiedono nuove forme di rappresentanza, allora occorre trovare e dare voce anche alle nuove organizzazioni.
Prudenzano (Confintesa): Il sistema è bloccato, apparentemente democratico, ma per niente libero
“Non esistono numeri reali, non esiste vera rappresentatività, esistono solo un dato di fatto storico, che esisteva prima e continua ad esistere. – ha spiegato Francesco Prudenzano, Segretario Generale di Confintesa – Non c’è nessun tipo di ricambio democratico. E perfino la legge sulla Rappresentatività funziona sì e no. Non esiste un sistema d misurazione, ognuno auto certifica i propri dati. L’accordo sulla rappresentanza che non è una legge, è aggirabile e aggirabilissimo, perché è possibile che una azienda non versi trattenute sindacali ai sindacati non firmatari di contratto nemmeno dopo aver perso cause e ricorsi. Insomma, il sistema è bloccato e fintamente libero dal 1945. Pensiamo che perfino nel regime fascista, le corporazioni avevano una definizione per legge, obbligo di registrazione in un albo e di deposito di bilanci e di organigrammi, che i sindacati attuali invece non hanno. Non esiste una legge che definisca i sindacati, mentre ben tre articoli della Costituzione, il 36, il 39, il 46 e il 49 sono rimasti del tutto inapplicati, perché la politica non ha mai voluto attuarli. Infatti, il sistema si autodifende, le cose devono rimanere così perché i cambiamenti spaventano”.
Insomma, il sistema della Rappresentanza sindacale è completamente bloccato, apparentemente è democratico ma non è affatto libero.
Rizzo (Democrazia Sovrana e Popolare)
“Il tema del sindacato e dei corpi intermedi serve a capire come funziona la democrazia, che funziona molto male, anche perché non c’è più il sindacato conflittuale e di classe, quello che ha costruito l’avanzamento democratico del nostro paese – ha detto Marco Rizzo, fondatore di Democrazia Sovrana e Popolare – e ciò a partire dalla “Svolta dell’Eur” e dall’intervista a Repubblica di Luciano Lama, a seguito del quale il sindacato è entrato nel sistema della concertazione ed ha acuisito quei bonus che ne garantiscono il funzionamento, a cominciare dai Caf e dai Rid continuativo”.
Armeni (Confselp): C’è bisogno di un Coordinamento intersindacale nazionale
“C’è bisogno di un coordinamento perché gli altri sono organizzati. – ha detto Claudio Armeni, Segretario Generale di Confselp – La falsità del sistema è un dato di fatto. O lo accettiamo, o facciamo qualcosa, e la prima necessità è di coordinarci. Più o meno abbiamo tutti le stese necessità, per cui dobbiamo coordinarci. Per questo oggi vogliamo dare il via alla Cin, al Coordinamento Intersindacale nazionale, l’idea di un coordinamento che serva realmente al sistema sociale in Italia”.
Del convegno è disponibile una registrazione del video integrale, che è stata trasmessa in streaming su Facebook (disponibile qui).
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