Roma-Fiorentina 4-0. Se esiste un modo per far capire alla piazza che l’aria è cambiata davvero, la Roma di Gian Piero Gasperini lo ha trovato nel posticipo che ha chiuso la prima giornata di campionato. Quattro gol, un possesso palla dominante, un’intensità che la Fiorentina di Fabio Grosso non è mai riuscita nemmeno ad avvicinare. E un Olimpico che, alla fine, si è alzato in piedi.
Malen riparte da dove aveva finito
Donyell Malen era arrivato a questa serata con qualche punto interrogativo addosso, dopo un Mondiale 2026 giocato sotto tono con l’Olanda. Gli sono bastati ventisette minuti per cancellare tutto. Sul primo gol è andato a prendersi un pallone servito da Dybala in ripartenza, ha disorientato Dodo con un tocco di tacco da giocoliere e ha infilato De Gea sul palo lontano.
Il resto è stata pura ripetizione di un meccanismo diventato irresistibile. Al 52’ Hermoso ha pescato Dybala con un lancio strepitoso, l’argentino ha approfittato dell’amnesia di João Mário e ha servito l’olandese, che ha battuto lo spagnolo per la seconda volta. Al 60’ il tris, ancora con la firma dello stesso mittente. Tre gol, tre assist, una sola coppia: quella che può valere una stagione.
Dybala, il regista che Gasperini sognava
Perché se Malen è stato l’esecutore, la mente è stata Paulo Dybala. Tre assist in una singola partita di Serie A non sono un dettaglio statistico: sono la conferma che l’argentino, nel ruolo di rifinitore alle spalle della punta, ha trovato la sua collocazione ideale nel sistema di Gasperini. Ha giocato tra le linee, ha attirato i raddoppi, ha cambiato ritmo ogni volta che serviva. Quando è uscito al 79’ per lasciare spazio a El Aynaoui, l’Olimpico lo ha salutato in piedi.
Attorno a lui, una Roma che corre e che pressa. Koné e Cristante hanno dominato la zona centrale, Wesley ha spinto senza sosta sulla sinistra, Ndicka ha vinto il duello con Mateo Pellegrino senza mai concedere un’imbucata pulita. Mancini e Svilar hanno gestito con ordinaria attenzione i pochi tentativi viola.
L’esordio di Lulli, la favola di Palestrina
C’è poi la storia che i tifosi giallorossi si porteranno a casa più di tutte. I forfait di Molina e Rensch avevano lasciato scoperta la fascia destra, e Gasperini ha scelto di lanciare dal primo minuto Emanuele Lulli, classe 2007, ragazzo di Palestrina cresciuto nel vivaio. Non ha tremato: avanti e indietro sulla corsia per novanta minuti, propositivo in fase offensiva, puntuale nelle chiusure – memorabile la diagonale su Atta nel primo tempo. Un esordio da applausi, di quelli che restano.
Nel finale sono arrivati anche i primi minuti in giallorosso per Konstantinos Koulierakis e Santiago Castro, con l’argentino vicino al gol del debutto. E all’86’ la ciliegina: azione corale, Soulé dialoga con Niccolò Pisilli, un tocco involontario di Mandragora spalanca la porta e il ragazzo di Roma firma il poker davanti alla Sud. Difficile immaginare un finale migliore.
Una serata che vale più di tre punti
La Fiorentina si era presentata all’Olimpico con quattro volti nuovi titolari – Mastantuono, Atta, Dragusin e João Mário – e con Kean lasciato in panchina in un clima di mercato. Ha tenuto il campo per una mezz’ora, poi è stata travolta dalle transizioni giallorosse e non si è mai davvero rialzata, nonostante i cambi di Grosso.
Per la Roma, invece, è la miglior partenza possibile. Gasperini aspetta ancora gli ultimi colpi di mercato, ma la sua squadra ha già mostrato un’identità chiara: aggressione alta, verticalità immediata, qualità nell’ultimo passaggio. Quattro gol alla prima giornata, contro un’avversaria diretta per l’Europa, sono un messaggio che l’intero campionato ha ricevuto forte e chiaro.
Ora la trasferta di Lecce, per capire se questa Roma sa ripetersi anche lontano dall’Olimpico. Ma intanto la città può permettersi di sognare: non capita spesso di aprire una stagione così.
a cura di Pierpaolo Di Leva
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