L’Ordine dei Medici di Roma interviene sul nuovo Piano regionale per la gestione dei flussi di ricovero. Il presidente Antonio Magi: «Servono personale, posti letto, diagnostica tempestiva e una medicina specialistica territoriale più forte». Nel 2025 oltre 1,8 milioni di accessi nei Pronto soccorso del Lazio.
Pronto soccorso, l’allarme dell’Ordine dei Medici di Roma
tempi di permanenza e di presa in carico dei pazienti nei Pronto soccorso del Lazio destano preoccupazione. A lanciare l’allarme è l’Ordine provinciale di Roma dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (OMCeO Roma), che interviene sul nuovo “Piano regionale per la gestione del flusso di ricovero” approvato dalla Regione Lazio.
L’Ordine riconosce alcuni aspetti positivi del provvedimento, a partire dalla consapevolezza che il sovraffollamento dei Pronto soccorso non possa essere affrontato esclusivamente all’interno dei dipartimenti di emergenza, ma richieda un coinvolgimento dell’intero sistema ospedaliero e della rete territoriale.
A preoccupare sono però soprattutto i tempi indicati dal Piano.
«Il Piano contiene indicazioni organizzative importanti e correttamente riconosce che il sovraffollamento non è un problema esclusivo del Pronto soccorso, ma riguarda, come in passato, l’intero ospedale e il rapporto tra ospedale e territorio. Tuttavia, gli stessi obiettivi temporali indicati nel documento descrivono una situazione che non può lasciarci tranquilli», dichiara Antonio Magi, presidente dell’OMCeO Roma.
Fino a 1.000 minuti per il ricovero
Secondo quanto evidenziato dall’Ordine dei Medici, il documento regionale prevede una permanenza media fino a 480 minuti, equivalenti a otto ore, dalla visita alla dimissione o alla decisione di ricovero.
Il limite può arrivare a 720 minuti, cioè 12 ore, per il ricovero in Terapia intensiva e Psichiatria, mentre la permanenza media collegata al ricovero può raggiungere i 1.000 minuti, pari a oltre 16 ore e mezza.
Inoltre, secondo quanto riportato dall’OMCeO, soltanto dopo il superamento delle 12 ore dall’accesso è prevista la presa in carico del paziente da parte del personale dell’unità operativa di destinazione.
Tempi che, secondo l’Ordine, devono essere valutati considerando le condizioni delle persone che arrivano nei reparti di emergenza.
«Parliamo di persone malate, spesso anziane, fragili e con più patologie, molte di queste croniche, che possono rimanere per molte ore in ambienti sovraffollati, in attesa di un posto letto. Il tempo trascorso in Pronto soccorso non è un semplice dato organizzativo: è tempo di cura e di assistenza e può incidere sulla sicurezza, sulla dignità e sugli esiti clinici del paziente», sottolinea Magi.
Nel Lazio oltre 1,8 milioni di accessi ai Pronto soccorso
La pressione sul sistema dell’emergenza laziale emerge anche dai numeri contenuti nel Piano.
Nel 2025 i Pronto soccorso del Lazio hanno registrato oltre 1,8 milioni di accessi. Di questi, quasi 260 mila si sono conclusi con un ricovero, mentre oltre 61 mila pazienti sono stati trasferiti presso un’altra struttura.
Un ulteriore elemento riguarda l’età dei pazienti: quasi la metà dei ricoveri ordinari per acuti interessa persone con almeno 65 anni.
Dati che evidenziano il peso dell’invecchiamento della popolazione e della gestione delle patologie croniche e delle fragilità sul sistema sanitario regionale.
OMCeO Roma: potenziare la medicina specialistica territoriale
Per l’Ordine dei Medici è necessario intervenire anche prima dell’arrivo del cittadino in ospedale, attraverso un rafforzamento della medicina specialistica territoriale, in grado di contribuire alla riduzione degli accessi impropri nei Pronto soccorso.
Il superamento del cosiddetto boarding, vale a dire la permanenza prolungata dei pazienti in Pronto soccorso in attesa del ricovero, viene considerato un obiettivo positivo. Ma, secondo l’OMCeO, il cambiamento organizzativo deve essere accompagnato da risorse adeguate.
«Nessun modello organizzativo può funzionare senza personale sufficiente in ospedale come nel territorio, sia medico specialistico sia infermieristico, ma anche posti letto realmente disponibili, diagnostica tempestiva, trasporti efficienti e servizi territoriali capaci di garantire filtro, continuità assistenziale e dimissioni protette», prosegue Magi.
Una risposta che, secondo il presidente dell’Ordine, non può essere affidata esclusivamente alla medicina generale o al ricorso a ore aggiuntive del personale ospedaliero.
La richiesta: risorse e monitoraggio pubblico dei tempi
L’OMCeO Roma chiede quindi che l’attuazione del nuovo Piano regionale venga accompagnata da risorse professionali e strutturali adeguate, sia negli ospedali sia sul territorio.
Tra le richieste figura anche l’introduzione di indicatori pubblici e verificabili e di un monitoraggio costante dei tempi effettivi di visita, diagnosi, ricovero, trasferimento e dimissione nelle singole strutture sanitarie.
L’obiettivo è verificare concretamente l’efficacia delle misure e impedire che il nuovo modello rimanga confinato agli aspetti formali e organizzativi.
«Non basta trasferire formalmente la responsabilità del paziente dopo dodici ore. Bisogna fare in modo che nessun cittadino debba attendere così a lungo prima di ricevere il livello di cura e assistenza di cui ha bisogno», afferma Magi.
«Il Piano sia un punto di partenza»
La questione riguarda contemporaneamente la tutela dei pazienti e le condizioni di lavoro dei professionisti sanitari, sottoposti da anni alla pressione determinata dalla carenza di personale e dalle difficoltà organizzative.
«Occorre intervenire sulle carenze strutturali e di personale, tutelando contemporaneamente i pazienti e i professionisti, che non possono continuare a sostenere da soli il peso delle inefficienze organizzative. Il Piano rappresenta un punto di partenza, ma ora servono prima di tutto confronto con gli operatori dell’ospedale e del territorio, tempi certi, risorse e risultati concreti», conclude il presidente dell’OMCeO Roma.
La sfida per la sanità del Lazio sarà dunque trasformare gli obiettivi del Piano in interventi effettivamente misurabili, intervenendo non soltanto sull’organizzazione dei Pronto soccorso, ma sull’intera filiera dell’assistenza: territorio, emergenza, reparti ospedalieri, posti letto e continuità delle cure.
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