La trasformazione digitale delle PMI italiane non rappresenta più soltanto un investimento tecnologico, ma un processo che coinvolge strategia, organizzazione, persone e modello di business.
È quanto emerge dall’Osservatorio Deloitte Private sulle prospettive delle PMI in Italia, dedicato alla trasformazione digitale come opportunità per la crescita e l’adeguamento dell’assetto organizzativo aziendale. La ricerca è stata condotta tra gennaio e febbraio 2024 coinvolgendo 300 leader di piccole e medie imprese italiane, appartenenti a diversi comparti produttivi.
Il campione comprende prevalentemente imprese con un fatturato fino a 50 milioni di euro; oltre il 76% opera sul mercato da più di dieci anni e due aziende su cinque sono di proprietà familiare.
Oltre la metà delle PMI ripensa la propria strategia digitale
Uno dei dati più significativi riguarda la pianificazione dell’innovazione. Il 56% delle aziende intervistate dichiara di essere impegnato a ripensare la propria strategia per arrivare alla piena transizione digitale nei successivi cinque anni.
La percentuale sale al 68% nelle imprese con più di 50 dipendenti, mentre scende al 54% in quelle con meno di 50. La propensione alla trasformazione appare inoltre maggiore nelle aziende presenti sui mercati internazionali: il dato raggiunge il 69%, contro il 54% delle imprese operative esclusivamente in Italia.
Una differenza che mette in evidenza come dimensione e internazionalizzazione possano incidere sulla capacità di strutturare percorsi di innovazione.
Digitale, quasi otto imprenditori su dieci vedono benefici sulla produttività
Per le imprese, il ritorno della digitalizzazione è soprattutto operativo.
Quasi otto leader su dieci individuano nel miglioramento della produttività un beneficio evidente della trasformazione digitale, grazie anche all’efficientamento dei processi, all’automazione e alla robotizzazione.
Il 71% delle aziende ritiene inoltre che la tecnologia possa aumentare la competitività e creare opportunità di business anche al di fuori del settore tradizionale di appartenenza.
L’innovazione, quindi, non viene interpretata soltanto come strumento per ridurre tempi e costi, ma come leva per ampliare il mercato e ripensare il posizionamento dell’impresa.
Essere una PMI può diventare un vantaggio
Le dimensioni ridotte non rappresentano necessariamente un limite nella corsa all’innovazione.
Sei leader su dieci ritengono che proprio l’essere una piccola o media impresa possa agevolare l’implementazione di strategie high-tech e soluzioni innovative.
Tra i punti di forza figurano processi decisionali generalmente più rapidi e la possibilità di avviare progetti di micro-trasformazione, capaci di produrre valore misurabile senza richiedere immediatamente cambiamenti radicali dell’intera organizzazione. Sette leader su dieci affermano inoltre che l’esplorazione e l’applicazione di soluzioni innovative per generare valore siano già parte della cultura aziendale.
Intelligenza artificiale, le PMI guardano a costi e produttività
Un capitolo centrale è quello dell’Intelligenza Artificiale.
Secondo il rapporto, oltre un quinto delle PMI italiane dichiara attenzione verso tecnologie AI in grado di migliorare l’esperienza online del cliente.
Le aspettative sono concrete: il 40% indica tra i potenziali vantaggi dell’AI la riduzione dei costi e l’ottimizzazione delle risorse, il 22% una maggiore efficienza e produttività e il 18% la possibilità di abilitare nuovi modelli di business e servire nuovi mercati.
La sfida, tuttavia, non consiste semplicemente nell’introdurre nuovi software. La trasformazione digitale richiede una revisione più profonda dell’organizzazione aziendale.
Leadership, competenze e change management diventano decisivi
Il report individua alcuni fattori determinanti per guidare efficacemente la transizione: una strategia estesa all’intera organizzazione, leadership orientata all’innovazione, capacità di change management, cultura dell’innovazione e competenze interne.
Il 91% dei leader intervistati attribuisce grande importanza proprio alle capacità di gestione del cambiamento. Allo stesso tempo, l’85% considera importante una leadership forte per favorire innovazione e trasformazione digitale.
La tecnologia, dunque, è solo una parte del processo: la capacità di coinvolgere le persone e modificare procedure, competenze e cultura aziendale diventa altrettanto strategica.
Digitale e sostenibilità, due transizioni sempre più vicine
La trasformazione tecnologica può contribuire anche agli obiettivi ambientali delle imprese.
Oltre sei leader su dieci considerano prioritario investire in tecnologie digitali per sostenere la riduzione dei consumi e dell’impatto energetico. Il rapporto evidenzia quindi il potenziale legame tra digitalizzazione, sostenibilità e incremento della competitività.
Resta però il problema del digital divide, che continua a rallentare i processi di sviluppo digitale sia a livello locale sia aziendale.
Cybersecurity, con la digitalizzazione aumentano anche i rischi
Più digitale significa inevitabilmente anche maggiore esposizione ai rischi informatici.
Il rapporto richiama l’attenzione sulla necessità di accompagnare gli investimenti tecnologici con strategie adeguate di gestione del rischio e cybersecurity. Il 90% delle imprese intervistate condivide la necessità di monitorare rischi e normative legati all’Intelligenza Artificiale per garantirne un utilizzo sicuro e consapevole.
Sul fronte cyber, il documento riporta inoltre i dati del Rapporto Clusit dell’ottobre 2023: tra il 2019 e l’inizio del 2023 gli incidenti informatici erano aumentati del 61,5% a livello mondiale, mentre in Italia la crescita complessiva indicata raggiungeva il 300%.
La sfida per le imprese: trasformare il digitale in strategia
Il quadro delineato dall’Osservatorio mostra quindi un tessuto imprenditoriale che riconosce sempre più chiaramente il valore della tecnologia, ma nel quale velocità e maturità della trasformazione restano differenziate.
Per le PMI la partita si gioca sulla capacità di trasformare l’investimento tecnologico in innovazione organizzativa, sviluppando competenze, leadership e nuovi modelli di business.
Una sfida che riguarda direttamente anche il sistema economico della Capitale e del Lazio, caratterizzato da una diffusa presenza di piccole e medie imprese e da un ecosistema in cui servizi, professionisti, commercio e innovazione costituiscono componenti importanti del tessuto produttivo.
Il messaggio che emerge dal rapporto Deloitte Private è netto: la digitalizzazione non può essere trattata come un progetto esclusivamente informatico. Per generare valore deve diventare parte integrante della strategia aziendale, coinvolgendo organizzazione, persone e relazioni con clienti e mercati.
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