NATALE SUL FRONTE OCCIDENTALE

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Premetto ai lettori che non sono uno storico per quanto il mio interesse sia particolarmente dedito all’approfondimento di argomenti inerenti usanze di grandi imperi del passato, con un’attenzione particolare verso accadimenti riguardanti battaglie tenutesi, in determinate circostanze. Tutto ciò perché spesse volte riflessioni di vario tipo vengono protratte in riferimento ai giorni nostri. Difatti la vicenda di cui parleremo è una condizione a mio avviso degna di considerazioni. Inverno 1914 siamo nelle fasi iniziali della prima guerra mondiale un conflitto quello in corso, tortuoso, fatto di trincee, soldati allo stremo, malattie, tra l’altro è la prima volta in cui vengono adoperate armi chimiche. Tuttavia siamo alla nascita di un bimbo portatore di speranza quindi un miracolo avviene anche dove l’uomo avvolte dimentica la grandezza della creazione, allontanandosi dalla grazia. Lungo la linea del fronte occidentale che separava entrambi gli schieramenti, la sera della vigilia di Natale un gruppo di soldati delle truppe britanniche iniziarono a percepire da parte dall’avversario tedesco un margine di quiete. Da qui a seguire canti caratteristici è l’uscita amichevole di entrambi i gruppi, al grido non sparate, per dare inizio a una cessazione delle ostilità che a quanto pare durò fino al 26 Dicembre, salvo ritornare poi agli schieramenti usuali. Si narrano episodi di scambi vettovaglie, strette di mano, falò accesi per l’occasione. Qualche soldato in una lettera inviata successivamente a casa, scrisse persino di una partita di pallone. Il dovuto preludio storico narrato, noto come tregua di Natale mi porta a considerare che l’odio e la guerra sono condizioni disagevoli dell’indole umana. Se c’è stata una cessazione delle ostilità durante la ricorrenza accorsa evidentemente siamo affascinati dalla pace poiché questa giace in noi come uno stato d’animo determinato alla nascita. L’aggravio di eventi negativi che hanno portato al primo conflitto mondiale, finanche al secondo, evidenziano una decadenza dei valori che vede i suoi inizi nell’allontanamento dalle origini, in riferimento alle società che s’aiutavano vivendo in armonia con la natura. Oltre ad un pensiero completamente errato e distorto scaturito per porre rimedio a un senso di vuoto altresì giustificare mancanze e spostare i problemi altrove, incolpando gli altri. In aggiunta ad una carenza di dialogo che in taluni contesti genera una percezione di mancata appartenenza in casi peggiori l’annichilimento. Ciò che ne consegue ovvero la guerra un vuoto evolutivo diviene un’aberrazione contro la stessa natura umana vista la relativa autodistruzione. Le vere rivoluzioni si ottengono con il consenso, ampliando i contesti culturali, realizzando biblioteche ovunque, spiegando che solo con la ragione si può progredire dunque essendo gentili con il prossimo. Educando lo spirito sin da piccoli non alla rivalità, bensì all’empatia. Potenziale necessario per giungere alla comprensione filosofica della natura umana. Quando avremo accettato il creato come parte di noi stessi; termineranno conflitti, razzismo, violenza è tutto ciò che giace nel lato oscuro della consapevolezza.

Vincenzo Naturale