Mentre le campane della Cattedrale di Sioni a Tbilisi rintoccavano per l’ultima volta in onore di Sua Santità Ilia II, a migliaia di chilometri di distanza, tra i vicoli di Roma, il silenzio della preghiera univa una nazione intera. Ieri, domenica 22 marzo 2026, si è chiusa un’era durata quasi cinquant’anni: il funerale del Patriarca ha segnato un momento di profonda commozione per i circa 15.000 georgiani che vivono e lavorano nella Capitale italiana.
Una domenica di lutto nel cuore della Città Eterna
Per la numerosa comunità georgiana di Roma, la giornata di ieri non è stata una domenica qualunque. Mentre le delegazioni internazionali — tra cui il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I e rappresentanti del Vaticano — rendevano omaggio alla salma nella Cattedrale della Santissima Trinità (Sameba), i fedeli a Roma si sono stretti in un abbraccio ideale.
Il ritorno alle origini: la sepoltura a Sioni
Un dettaglio che ha colpito profondamente la comunità romana è stata la scelta del luogo di sepoltura. Contrariamente alle aspettative, Ilia II ha chiesto di essere sepolto nella storica Cattedrale di Sioni, il cuore antico della spiritualità georgiana, anziché nella maestosa Sameba da lui stesso consacrata.
Un ponte tra Roma e il Caucaso
Il legame tra Ilia II e la città di Roma è sempre stato solido, segnato dal rispetto reciproco con i Pontefici che hanno visitato la Georgia. La presenza di una delegazione vaticana ai funerali ieri ha confermato l’importanza ecumenica del Patriarca, visto come un uomo di pace in una regione spesso tormentata dai conflitti.
Per i georgiani di Roma, Ilia II era più di un capo religioso: era un “nonno spirituale”. Molti dei bambini nati in Italia dalle famiglie della diaspora sono stati battezzati sotto la sua protezione, e il dolore per la sua scomparsa è vissuto come una perdita familiare privata.
Il tributo dell’Ambasciatrice Tamar Liluashvili
In questo clima di profonda commozione, l’Ambasciatrice di Georgia a Roma, Tamar Liluashvili, ha voluto rendere omaggio alla figura del Patriarca, sottolineando il ruolo cruciale svolto da Ilia II nel preservare l’anima della nazione:
“Ilia II è stato colui che ha mantenuto vivo il cristianesimo in Georgia durante i difficili anni dell’Unione Sovietica e nei periodi più bui della storia georgiana moderna. È diventato il padrino di ogni terzo figlio nato nelle famiglie georgiane, ha saputo creare un legame con le giovani generazioni riportandole in chiesa e insegnando loro l’amore per la fede.”
L’Ambasciatrice ha evidenziato come la sua figura sia stata un collante sociale unico, capace di trascendere ogni divisione:
“Non è stato solo un Patriarca, ma il padre spirituale di tutta la Georgia, indipendentemente dalle opinioni politiche o dalle origini dei singoli. La sua mancanza si farà sentire, ma il suo nome resterà impresso per sempre nelle generazioni a venire come quello del più grande georgiano, profondamente e perdutamente innamorato della sua amata patria.”
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