Le relazioni tra Italia e Serbia attraversano una fase di particolare solidità e dinamismo, fondata su una cooperazione strategica che negli anni si è estesa dall’economia alla cultura, dall’innovazione tecnologica al dialogo politico. In un contesto europeo e balcanico in continua evoluzione, Belgrado guarda a Roma come a uno dei suoi partner più affidabili e influenti.
Ne abbiamo parlato con Mirjana Jeremić , Ambasciatore della Repubblica di Serbia in Italia, che in questa intervista traccia un quadro approfondito dello stato delle relazioni bilaterali, delle opportunità offerte dal mercato serbo alle imprese italiane e delle prospettive future di cooperazione, con uno sguardo particolare all’Expo 2027 di Belgrado e ai progetti culturali condivisi.
Come descriverebbe lo stato attuale delle relazioni bilaterali tra Serbia e Italia?
Innanzitutto, bisogna partire dal fatto che le relazioni tra la Serbia e l’Italia hanno una valenza strategica e che si sono consolidate nel corso dei decenni. Al giorno d’oggi noi collaboriamo in numerosi settori – dall’economia e dal commercio, alla cultura, allo sport e alle scienze. Naturalmente, il dialogo politico procede di pari passo e contribuisce ad aprire nuove opportunità per i nostri cittadini. Per la Serbia, l’Italia è stata e continua ad essere uno dei più importanti partner in Europa, considerando soprattutto che l’adesione all’Unione Europea rappresenta la nostra priorità strategica nella politica estera. In questo percorso abbiamo sempre potuto contare sul sostegno dell’Italia e auspichiamo che rimarrà così anche in futuro.
Quali opportunità offre oggi il mercato serbo agli investitori italiani?
La Serbia continua a registrare un’elevata capacità di attrarre capitali internazionali. Dal 2007 abbiamo attratto oltre 52 miliardi di euro in Investi Diretti Esteri (IDE), mentre il 2024 ha segnato un nuovo record con più di 5 miliardi di euro di investimenti in un solo anno. Questo trend conferma la percezione della Serbia come mercato stabile e affidabile da parte dei più rilevanti investitori globali. In questo senso l’Italia si distingue come uno dei nostri principali partner economici con oltre 1.200 aziende italiane presenti in tutta la Serbia, dal Nord al Sud del Paese. Le aziende italiane danno il lavoro a decine di migliaia di lavoratori in diversi settori come manifatturiero, tessile, energia, agroalimentare e servizi. Le relazioni bilaterali tra i due Paesi, rafforzate da anni di collaborazione in ambiti come energia, infrastrutture e tecnologia, creano un ambiente favorevole a nuovi investimenti. Un dato rilevante è che in Serbia opera l’intero “Sistema Italia” – ICE, Confindustria, SACE, SIMEST, CDP – che offre supporto istituzionale, finanziario e di consulenza agli investitori italiani.
Quali sono i settori di particolare interesse strategico?
La Serbia offre prospettive particolarmente promettenti nel settore delle tecnologie, dell’ICT e dell’AI. Stiamo investendo importanti risorse in innovazione e digitalizzazione, diventando così un hub tecnologico regionale. Le imprese italiane possono contribuire con competenze avanzate in automazione, software e ricerca. Altro settore interessante è decisamente l’energia rinnovabile. Il Governo serbo ha avviato nuovi programmi per lo sviluppo delle fonti verdi, offrendo opportunità ad aziende specializzate in rinnovabili e transizione energetica. Come il terzo ambito citerei l’agricoltura e l’agri-tech, che pur essendo un settore tradizionale, è in forte processo di modernizzazione, con domanda crescente di tecnologie italiane legate all’efficienza produttiva, alla meccanizzazione e alla sostenibilità. Infine, evidenzierei le infrastrutture e la logistica: la posizione strategica della Serbia rende redditizi gli investimenti in trasporti e intermodalità.
La Serbia ospiterà l’Expo 2027 che per la prima volta avrà luogo nella regione dei Balcani Occidentali.
Esattamente e ne siamo molto soddisfatti. L’organizzazione dell’Expo specializzata nel 2027 a Belgrado rappresenta un’importante opportunità per gli investitori italiani. Questo evento promuoverà ulteriormente la Serbia come centro regionale di innovazione, tecnologia, infrastrutture e turismo, creando spazi per nuovi progetti commerciali, partnership e investimenti in settori come edilizia, logistica, ICT ed energie rinnovabili. La presenza delle aziende italiane all’Expo 2027 può rafforzare il loro brand, facilitare i contatti B2B e accelerare lo sviluppo di progetti congiunti con partner serbi. Ad oggi, 120 Paesi hanno confermato ufficialmente la partecipazione all’Expo 2027 a Belgrado e si prevedono oltre 4 milioni di visitatori.
Quali progetti culturali o educativi ritiene particolarmente rilevanti per promuovere la conoscenza reciproca tra la Serbia e Italia?
Dall’inizio del mio mandato, ho puntato molto sul consolidamento dei legami culturali tra la Serbia e l’Italia, attraverso mostre, presentazioni dei libri, concerti e altri eventi culturali, con l’obiettivo di promuovere gli artisti serbi a Roma e di presentare l’arte serba in Italia. In tal senso, menzionerei come particolarmente rilevante la ratifica dell’Accordo di coproduzione cinematografica tra la Serbia e l’Italia, il quale, mi auguro, incentiverà i registi e i produttori, di entrambi i Paesi, a cooperare e a ideare progetti congiunti in futuro.
Quali erano le sue priorità quando ha iniziato il mandato e quali risultati ritiene di aver ottenuto finora?
L’Italia è uno dei paesi con i quali i nostri rapporti sono più intensi: le nostre istituzioni, le nostre università e i centri di eccellenza scientifica collaborano già da decenni. Politicamente siamo molto vicini e condividiamo numerosi interessi comuni. Il mio compito, e quello del mio team dell’Ambasciata, è di mantenere e di rafforzare ulteriormente questa dinamica positiva, puntando in particolare sull’ambito economico e commerciale, sul dialogo istituzionale e parlamentare tenendo sempre presente il traguardo strategico dell’adesione della Serbia all’UE. Direi che il significativo numero di visite istituzionali e parlamentari di alto livello negli ultimi due anni testimonia l’intensità della nostra cooperazione, che naturalmente vogliamo continuare a strutturare nell’ottica del nostro percorso europeo.
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