Si è recentemente svolto a Roma il Forum economico bilaterale Italia-Mongolia, che ha ribadito l’importanza e la solidità delle relazioni economiche e culturali tra i due paesi. La delegazione, arrivata a Roma il 2 Dicembre, era guidata dalla ministra degli esteri del paese asiatico Battsetseg Batmunkh, ed è stata accolta dal ministro degli esteri italiano Antonio Tajani presso Villa Madama.
L’occasione è stata particolarmente solenne ed importante, in quanto rappresentava anche il 55 anniversario delle relazioni bilaterali tra la Repubblica Italiana e quella mongola. Firmati memorandum di cooperazione economica e culturale, e un accordo per i voli diretti dall’Italia verso la capitale Ulaanbaatar.
Un giro di affari annuali da 188 milioni di euro.
Tra 150 e i 188 milioni di euro il volume di scambio economico annuale tra l’Italia e la Mongolia, con un trend in crescita. Per la maggior parte, si tratta di acquisto di materie prime da parte dell’Italia: in particolare, la penisola è al primo/secondo posto per quello che riguarda l’acquisto del cahsmere mongolo; questo rappresenta un assetto strategico per la moda italiana, che è tra i settori più fiorenti del nostro export. Nell’ottica di incrementare questa partnership, è in fase di creazione un Centro Italo-mongolo di Tecnologia Tessile, che mira a condividere now how e tecnologia rispetto ai settori della lavorazione tessile e del cuoio, dove sia l’Italia che la Mongolia hanno una tradizione antica e di alta qualità. Nato su iniziativa della Associazione Produttori Italiani di Macchine Tessili (ACIMIT), con il supporto della ICE, secondo il ministro degli Esteri Tajani il centro rappresenta un modello virtuoso di interscambio tecnico, economico e culturale, e sarà la pietra angolare per il rafforzamento dell’interscambio tra i due paesi nel settore energetico, infrastrutturale e agro alimentare.
Un paese nel cuore dell’Asia.
La Mongolia è un paese che spesso non viene considerato con l’attenzione che merita, in virtù della sua limitata estensione geografica e della scala della sua economia. Eppure, questa nazione di poco più di tre milioni e mezzo di abitanti, rappresenta uno dei partner strategici più importanti all’interno dello scacchiere asiatico, in virtù della sua posizione geografica e del suo status diplomatico. Cuore antico dell’impero di Genghis Khan, la Mongolia è infatti un paese dotato di una incredibile ed ancestrale natura selvaggia, che non manca di rapire il cuore di chiunque vi viaggi per soggiornarvi, ma è anche un paese che fa da confine tra la Repubblica Popolare Cinese e la Russia, e che fin dalla caduta dell’URSS, ha fatto della neutralità internazionale la sua fortuna. In un comunicato stampa realizzato dalla Farnesina, Tajani ha espresso la volontà dell’Italia di mantenere un approccio diplomatico pragmatico in Asia, che si dovrà combinare con le alleanze consolidate con l’UE e gli USA. Sembra invece troppo ottimista la dichiarazione a mezzo social che il ministro Tajani ha rilasciato rispetto ad un ruolo della Mongolia rispetto ad una “positiva collaborazione per la pace in Ucraina e per portare la Russia al tavolo dei negoziati”. Secondo la Professoressa della LUISS Maria Antonova, che era presente all’evento, la Mongolia auspica evidentemente il raggiungimento della pace, ma la sua postura diplomatica verso la Russia è quella della neutralità internazionale e del buon vicinato con i suoi confinanti. “Non esistono, nei fatti, prove concrete che il governo mongolo abbia esercitato pressioni concrete sulla Russia affinché avvii trattative di pace. Le dichiarazioni, quando arrivano, parlano di dialogo, stabilità e pace, ma non di richieste formali dirette al Cremlino né di iniziative diplomatiche rivolte a modificare le scelte di Mosca. Al contrario, i rapporti tra Russia e Mongolia rimangono storicamente buoni e strategici, sopratutto sul piano energetico: quasi tutto il carburante usato nel paese proviene da Mosca. È poco realistico immaginare che Ulaanbaatar possa permettersi di esercitare pressioni su partner da cui di pende in modo così significativo. Attribuire alla Mongolia un ruolo di attore per una “spinta” verso il negoziato significa quindi forzare la realtà, e trasformare un incontro economico ed istituzionale in un messaggio politico che la Mongolia non ha mai rivendicato.
a cura di Andrea Giumetti
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