Il mondo della scuola torna in piazza per protestare contro il Governo

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I lavoratori della conoscenza hanno manifestato in tutta Italia per chiedere il rinnovo del contratto nazionale e più fondi per l’istruzione pubblica

Chiedono il rinnovo del contratto nazionale, sono delusi dagli stanziamenti previsti dalla legge di Bilancio e denunciano l’immobilismo di un Governo che, dal loro punto di vista, dopo tanti proclami continua ad ignorare le richieste del mondo della scuola, già stremato da due anni di pandemia. I lavoratori e le lavoratrici della conoscenza rappresentati dai sindacati Flc Cgil, Uil Scuola, Gilda e Snals hanno scioperato oggi in tutta Italia e hanno organizzato un corteo a Roma fino al ministero dell’Istruzione, dietro allo striscione ‘Adesso basta, la scuola si ribella’.

LA MANIFESTAZIONE A ROMA

(Di Marco Marchese)

Non vogliamo solo il rinnovo del contratto, vogliamo il rinnovo della nostra dignità“, è la frase gridata al microfono da una docente alla partenza del corteo, che sembra riassumere le tante rivendicazioni delle migliaia di persone in piazza. Docenti, dirigenti scolastici, personale Ata, tecnici, ma anche tanti studenti e studentesse, che sono scesi al loro fianco per dimostrare che si tratta di una lotta comune.

“Dopo due anni di pandemia in cui abbiamo sentito palate di retorica sull’importanza della scuola pubblica, dopo venti anni di tagli alla scuola e di riforme che sono state un massacro per lo Stato, ci aspettavamo un’inversione di tendenza – ha detto Francesco Sinopoli, segretario Flc Cgil – Ci aspettavamo che quello che è chiaro a tutti, cioè che la scuola è indispensabile, fosse chiaro anche a chi governa oggi. Pensavamo che questa volta alle parole seguissero i fatti, speravamo che la legge di Bilancio avrebbe avuto il coraggio di risarcire la scuola di venti anni di massacri, ma non è stato così”.

Sinopoli, senza mezzi termini, definisce il trattamento subito dal Governo come un insulto diretto al mondo della scuola. “L’avevamo già intuito questa estate – continua – quando il governo dei migliori ha deciso che non servivano più gli organici aggiuntivi per ridurre le classi sovraffollate, che non servisse un investimento serio per la riapertura in presenza. Ed ora ne abbiamo la conferma con la legge di Bilancio da 33 miliardi, che non destina niente alla scuola pubblica, se non qualche briciola, ed insulta così tutto il personale della scuola. È finito il tempo di accontentarsi, vogliamo un aumento degli stipendi per colmare l’odioso divario col resto dei lavoratori pubblici e il resto d’Europa, e ci aspettiamo più di un miliardo di euro nel fondo per il rinnovo del contratto”.

Il segretario ha poi lanciato un’invettiva contro le altre sigle sindacali, Cisl in particolare, che non hanno preso parte allo sciopero di oggi, né parteciperanno a quello generale indetto per la prossima settimana. “Non mi era mai capitato di sentire addirittura i sindacati che invitano a non scioperare – ha detto Sinopoli – quando è proprio questo il momento della partecipazione democratica. Sappiamo che le democrazie muoiono se non si sciopera, se non si protesta. Dobbiamo rivendicare che lo sciopero è lo strumento per cambiare il Paese. E questo è solo l’inizio, dobbiamo riappropriarci degli strumenti della partecipazione, perché le cose si cambiano solo dal basso, se si occupano le scuole, se ci si fa sentire”.

Al corteo c’era anche il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, che ha dichiarato che “la scuola ancora una volta, incredibilmente, non è al centro delle politiche pubbliche. È incredibile perché dopo due anni di pandemia, in un mondo che deve essere ricostruito senza tornare alla normalità, dovrebbe essere facile capire che la scuola è il veicolo principale per costruire una società migliore“.

“Come studenti e studentesse siamo scesi in piazza oggi perché la lotta dei lavoratori della conoscenza è anche la nostra lotta – ha detto Luca, dell’Unione degli studenti – la lotta per la dignità della scuola, per degli investimenti reali, per ricostruire tutti insieme l’idea di una scuola diversa, è anche la nostra lotta”.

A MILANO: “LA SCUOLA VIENE UMILIATA”

(Di Martina Mazzeo)

Mancano le risorse” e “l’ultima legge di bilancio umilia la scuola”. Il premio per la dedizione? “Offensivo e patetico”. È questo in sintesi il mantra sindacale su cui insistono le organizzazioni dei lavoratori della scuola in piazza oggi in tutta Italia. Le delegazioni lombarde (Flc Cgil, Uil scuola Rua, Snals e Gilda Unams), nonostante pioggia, ghiaccio e accenni di neve, si sono date appuntamento a Milano, in piazza Beccaria.

“Siamo qui – dice alla ‘Dire’ Tobia Sertori, segretario generale della Flc Cgil Lombardia – per dire basta al mancato rispetto degli impegni che il Governo e il ministero dell’Istruzione avevano sottoscritto a marzo e a maggio”. Gli impegni in questione sono soprattutto quelli di tipo finanziario che, come afferma il sindacalista, “sono stati del tutto disattesi”, tanto che “mancano risorse” per “aumenti salariali dignitosi”, senza contare che “gli stipendi sono inadeguati da molto tempo”.

E non finisce qui: i soldi infatti mancano, come puntualizza Sertori, anche “per prorogare i contratti a tempo determinato sottoscritti per affrontare l’emergenza sanitaria del personale Ata (i cosiddetti contratti covid)”, né ce ne sarebbero “per la riduzione degli alunni nelle classi sovraffollate” e “la valorizzazione del personale docente”. Ci sono però, in legge di Bilancio, “quei dieci euro” di premio che fanno infiammare i sindacati della conoscenza: “Un’elemosina”, secondo alcuni manifestanti, che vengono assegnati per la cosiddetta “dedizione all’insegnamento”, concetto peraltro definito dal segretario Flc Cgil lombardo “patetico e offensivo”. Insomma, “a questo punto siamo molto arrabbiati – aggiunge Sertori – e sentiamo la necessità di rivendicare la centralità della scuola”, in quanto “da anni la politica l’ha abbandonata nonostante i vari proclami di governi e ministri”.

Tra i manifestanti presenti ovviamente anche docenti: “Lascio col cuore pesante una scuola devastata da vent’anni di politiche di tagli e mancate risorse”, racconta alla ‘Dire’ Manuela Gallina, insegnante di primaria alla Casa del Sole di via Giacosa a Milano. Quarantadue anni di servizio, a settembre andrà in pensione. Secondo la maestra, con l’ultima legge di Bilancio “a noi della scuola hanno destinato le risorse più basse di tutto il pubblico impiego” mentre “continuano ad aumentare i finanziamenti delle private”. Questo significa che “per i nostri governanti avere un’amministrazione che funziona è più importante di avere una scuola che funziona”.

Anche l’insegnante si scaglia, in maniera inevitabile, contro la “dedizione” fatta “rientrare dalla finestra” dopo che i sindacati avevano dato battaglia alla ‘Buona scuola’ di Renzi che aveva introdotto un meccanismo di premialità molto discusso all’epoca dai docenti: “Noi dedizione la mostriamo tutti i giorni”, affonda. Piuttosto, “trovassero le risorse per stabilizzare i precari che tengono in piedi la scuola pubblica”. E così, il malcontento di tutto un comparto serpeggia in piazza: “Ci danno la terra senza semi – sintetizza una precaria dal palco – e ci dicono che dobbiamo andare con le mani a scavare”.

AD AOSTA PROTESTA SOTTO LA NEVE

(Di Martina Praz)

Presidio del mondo della scuola in piazza Deffeyes, sotto Palazzo regionale, ad Aosta. Come in tutta Italia, anche le tra sigle sindacali valdostane Flc Cgil, Savt-École e Snals sono scese in piazza per protestare contro le inadeguate risorse concesse dal Governo alla scuola italiana. Ma anche per stipendi dei docenti troppo bassi rispetto ai colleghi europei, mancanza di risorse per stabilizzare il precariato e per le strutture scolastica. “Chiediamo al Governo degli strumenti per garantire dignità professionale e qualità all’insegnamento in tutte le scuole”, afferma, parlando alla ‘Dire’, Alessandro Celi, segretario Snals.

aosta protesta scuola (1)

Alle 12, una delegazione è stata ricevuta dall’assessore all’Istruzione della Regione Valle d’Aosta Luciano Caveri per discutere del piano di edilizia scolastica regionale. Tema cruciale affrontato durante l’incontro è la carenza di palestre nel capoluogo aostano. In piazza Deffeyes anche la Fiom-Cgil Vda per ribadire il suo “no” alla finanziaria. “È inadeguata perché non protegge i più deboli”, ribadisce il segretario regionale Fabrizio Graziola. Critica la posizione del sindacato su Quota 102: “Saranno appena 6.000 le persone in Italia che potranno beneficiarne, per questo noi proponiamo la pensione con 41 anni di contributi o con 62 anni di età e maggiori tutele previdenziali per i giovani”, aggiunge.

 

fonte agenzia Dire.it

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