Il Gunther Group riporta d’attualità la tragica commedia pirandelliana

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È trascorso un secolo da quel 9 maggio 1921 quando – nel celebre ed elegante Teatro Valle di Roma, oggi purtroppo chiuso – debuttava la commedia più discussa, scorretta e famosa di Luigi Pirandello: “Sei personaggi in cerca di autore”, sottotitolo “Commedia da fare”. L’opera valse a Pirandello il prestigioso Premio Nobel. Spiace constatare che dopo cent’anni non sono molti a ricordare quel debutto.

Proprio per questo, la Fondazione Gunther, diretta dal dott. Maurizio Mian, ha deciso di ispirarsi a quel modello per attuare un progetto coraggioso e altrettanto politicamente scorretto: un esperimento sociale unico nel suo genere, che come una macchina del tempo trasferisca i sei dolenti personaggi pirandelliani nel terzo millennio, negli anni duemila. In programma anche un serial televisivo, una fiction a puntate, che possa quindi essere più digeribile al grande pubblico. Una nuova sfida per il Gunther Trust, il cui simbolo è stato ed è tutt’ora un cane, un purissimo pastore tedesco, che nel 1990 ereditò un’enorme fortuna lasciatagli dalla contessa tedesca Carlotta Liebenstein.

In passato, il Gunther Group è salito alla ribalta nazionale per i suoi interventi nel mondo dello spettacolo e dello sport. Oggi, a distanza di anni, stanno per scendere in campo nuovi personaggi, che avranno altre identità e saranno portatori di filosofie diverse. Sulla falsariga di Pirandello, che presentava le tragiche storie personali di gente comune come il Padre, la Madre addolorata, la Figlia selvaggia o Figliastra, il Figlio, una Bambina e un Giovinetto, i neo-pirandelliani diventeranno i protagonisti di un incredibile, straordinario esperimento scientifico-biologico che ha come grande e nobile obiettivo quello di salvare l’umanità. Nell’esperimento Gunther non si consumeranno le tragedie pirandelliane, semplicemente si testerà un modello di vita, decisamente trasgressivo e fuori dagli schemi, mirato al raggiungimento della felicità. Sarà come un pugno nello stomaco, che inevitabilmente genererà protesta e insofferenza. Forse non si griderà più “Manicomio, manicomio” come in quel 9 maggio 1921, ma è facile attendersi altri sottili modi di contestare.

Ci sono in definitiva tanti punti in comune fra il capolavoro pirandelliano e la“ricerca da fare” che sta svolgendo da alcuni anni il gruppo Gunther, da sempre impegnato sul terreno delle neuroscienze comportamentali. Entrambi hanno trovato sulla loro strada tremendi ostacoli, frutto dell’ignoranza, dell’ipocrisia e del perbenismo retrogrado.

Anche la ricerca che intende svolgere il gruppo Gunther in fondo parte da un’idea innovativa, estrema ed eretica, esattamente come la storia del “padre” e della “figlia” nell’opera di Pirandello. Esso si fonda su un modello di cinque soggetti più un cane (così sono in sei, anche loro!) che dovrebbero venire  guidati a comportamenti sperimentalmente innovativi. Purtroppo, alcuni schemi ritenuti “scarsamente pro-sociali” hanno indotto la comunità scientifica internazionale a bloccare una ricerca che sarebbe invece scientificamente e socialmente utile per approfondire certe conoscenze.

Pirandello-Gunther: un binomio che torna di stretta attualità e che l’attore e registra Marco Di Stefano metterà presto in rete attraverso una rievocazione nel corso della quale leggerà stralci della commedia di Pirandello e del copione della serie televisiva sul progetto-esperimento ideato dal Gunther Trust.

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