COVID. CICCOZZI (CAMPUS): VINCEREMO BATTAGLIA, MA ORA SALTATO TRACCIAMENTO

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Roma – C’e’ ancora poca certezza su quali possano essere i luoghi e i contesti che possano aver favorito una cosi’ forte ripresa dei contagi negli ultimi due mesi. I piu’ incriminati sono sicuramente i nuclei familiari e i contesti sociali sui quali, infatti, il Governo ha esercitato una stretta molto forte con il nuovo Dpcm valido fino al 24 novembre prossimo. Ma queste misure erano inevitabili o comunque ci si poteva preparare meglio? Perche’ il sistema di tracciamento e’ completamente saltato e come spiegare alla popolazione esausta che ancora oggi, in piena seconda ondata, la differenza nella guerra al virus la fanno i comportamenti individuali? L’agenzia di stampa Dire ha rivolto tutti questi interrogativi al Professor Massimo Ciccozzi, direttore dell’Unita’ di statistica medica ed epidemiologia del Campus Bio-medico di Roma.

– Con oltre 20mila morti casi al giorno Brusaferro ieri ha dichiarato che le nuove misure contenute nell’ultimo Dpcm erano inevitabili. Quanto e’ grave la situazione nel Lazio e nel resto d’Italia?
“La situazione attuale non mi fa temere, non ho paura perche’ il tasso di letalita’ e’ inferiore all’unita’ per cui la gente muore molto di meno rispetto a quanto si e’ verificato nella prima fase della pandemia. Certamente sono preoccupato perche’ sto osservando che in questa fase ci sono troppi focolai e questo significa che non riscontriamo un andamento lineare nel contagio ma piuttosto a grappoli. Un cluster e’ un evento casuale e quindi ancora di piu’ ogni persona deve rispettare il distanziamento sociale e fare un corretto uso della mascherina. In questo momento, definibile come fase a ‘cluster’ il tracciamento e’ saltato, lo abbiamo perso ed e’ difficile gestirlo. Inoltre l’altro elemento inquietante e’ che mi aspettavo una sorveglianza maggiore e stringente all‘interno delle Rsa, non mi aspettavo onestamente nuovi casi in questi luoghi. Questo non lo ammetto perche’ avevamo gia’ sperimentato la situazione nei mesi di febbraio e marzo. Questo significa che anche qui la sorveglianza ha fallito e non doveva capitare”.

– Proprio in una Rsa del Nord e’ stato allestito in una ala specifica della struttura un paglione Covid, qual e’ il rischio per gli ospiti se qualche percorso salta? Pero’ i parenti non possono accedere come si puo’ spiegare tutto questo?
“Si tratta di una Rsa di Vicenza. Per fare una cosa del genere bisogna avere una certezza assoluta che gli operatori e gli ospiti del Covid Center sono completamente isolati e distaccati da tutto il resto. E poi gli operatori sanitari che gestistono i malati Covid positivi devono essere dedicati e non possono andare nelle zone Covid free. Non c’e’ alternativa altrimenti e’ possibile che attivino qualche infezione dall’altra parte. Si si puo’ fare e questo lo dico in base all’esperienza che ho visto qui al Campus Bio-medico dove e’ stato allestito un Covid center completamente separato, anche strutturalmente, dall’ospedale principale che infatti e’ rimasto Covid free. A testimonianza di cio’ infatti non abbiamo registrato neanche un caso di positivita’. Peraltro era stata attivata una convenzione per medici e operatori sanitari che lavoravano nel Covid Hospital di usufruire di una convenzione che dava loro la possibilita’ di pernottare in albergo evitando il ritorno a casa per maggiore sicurezza”.

– Perche’ secondo lei da marzo ad oggi non c’e’ stata una organizzazione tale da evitare questo nuovo scenario ed escludere lockdown mirati e perche’, come ha anticipato prima, e’ saltator il sistema di tracciamento?
“Questo e’ successo perche’ la sanita’ del territorio in questi mesi non e’ stata rafforzata. Bisognava lavorare a questo. Noi epidemiologi ma anche gli infettivologi abbiamo dichiarato che andava rafforzato il territorio e che bisognava dare le armi giuste ai medici di medicina generale che rappresentano e sono in prima linea nella battaglia al virus eppure non e’ stato cosi’. Il tracciamento all’inizio della pandemia c’e’ stato ed e’ stato fatto bene e poi si e’ perso perche’ il virus ha incominciato ad avere un andamento a cluster. Insomma il virus ci e’ scappato di mano. Quello che posso dire e’ che finalmente i Dpcm vengono cambiati sulla base di cio’ che si vede nel momento specifico. Abbiamo capito che la pandemia e’ dinamica per cui le cose possono cambiare cosi’ come devono cambiare i Dpcm per poter leggere la situazione del momento. Se queste misure sono valide o meno lo vedremo. C’e’ un Cts che lo ha valutato. Il problema maggiore sono i trasporti pubblici. E’ inutile che cerco di attuare il distanziamento tra la popolazione la sera e non distanzio le persone la mattina. In ogni caso per vedere l’effetto di questo Dpcm bisogna aspettare dagli 8 ai 10 giorni ma se la curva continua ad aumentare allora le misure dovranno essere altre. La regola e’ distanziare e indossare la mascherina allora sicuramente io avrei distanziato sui mezzi pubblici in primis e’ evidente. Il virus non ha orari quando puo’ infetta. Intanto comunque il Dpcm lo hanno pensato in questo modo”.

– Da scienziato come puo’ spiegare alle persone, molte delle quali esauste e impaurite alcune delle quali scese in piazza per protestare, che la differenza in questa battaglia contro il virus la fanno ancora una volta gli atteggiamenti individuali ed il buon senso?
“E’ molto facile. Questa e’ una guerra che noi vinceremo. E’ scritto che accadra’ questo perche’ il virus tendera’ sempre di piu’ ad adattarsi a noi. E’ passato dal pipistrello all’uomo per una mutazione, un’altra mutazione lo ha reso estremamente contagioso. Ora il virus sta mantenendo queste due caratteristiche perche’ lo favoriscono ma poi tendera’ adattarsi a noi, e’ solo una questione di tempo. Come fare che questo accada nel minor tempo possibile? Purtroppo ancora una volta rimboccandoci le maniche e soffrendo per un po’. Quanto tempo ci vorra’ perche’ il virus non ci faccia piu’ del male? Dipende da quanto il virus ha capacita’ adattamento, quando ci sara’ un vaccino in grado di attuare quello che e’ definito un ‘intervento di pressione selettiva’ e dai nostri atteggiamenti individuali. Mantenere il distanziamento sociale e usare la mascherina puo’ essere spiacevole ma e’ necessario, lo dico da epidemiologo ma anche da cittadino. E’ pronto uno mio studio, attualmente in fase di revisione, che spieghera’ l’evoluzione della pandemia in Italia dall’inizio alla fine e di come il virus si e’ comportato sia dal punto di vista genetico che biologico”.

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