Conte al Forum in Masseria: “Meloni beniamina dell’establishment, governo dura grazie ai poteri forti”

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Conte al Forum in Masseria: “Meloni è diventata la beniamina dell’establishment”

Giuseppe Conte torna all’attacco del governo Meloni e lo fa dal palco del Forum in Masseria di Manduria, in provincia di Taranto, intervistato da Bruno Vespa. Il leader del Movimento Cinque Stelle lancia una serie di accuse dirette alla presidente del Consiglio, tracciando un quadro preciso di cosa — a suo avviso — tiene in piedi l’esecutivo: non la coesione interna né il consenso popolare, ma un accordo con i grandi poteri economici e finanziari.“So quello di cui parlo”: Conte e il confronto con Draghi

Il punto di partenza è un’osservazione che Conte trasforma in accusa politica. «Quante volte avete sentito Giorgia Meloni toccare il governo Draghi precedente al suo? Arriva sempre a Conte. Di mezzo c’è il governo Draghi, un anno e mezzo non viene mai toccato. È diventata la beniamina dell’establishment economico e finanziario, europeo e internazionale. Sono stato lì, so quello di cui parlo».

La lettura di Conte è netta: la longevità del governo Meloni non sarebbe frutto di capacità politica ma di scelte strategiche di campo. «Se avessi fatto io l’accordo per beneficiare l’industria delle armi, le banche, le imprese assicurative, i fondi di investimento internazionali, per lo più americani, per compiacere le agenzie di rating, sarei durato» ha dichiarato il leader M5S. «Invece abbiamo fatto misure rivoluzionarie per chi non aveva da mangiare, abbiamo fatto crescere l’industria a livelli record, e sono andato a casa».

Conte ha poi citato i 209 miliardi del PNRR come ulteriore motivo di ostilità nei suoi confronti: «Hanno pensato che li avremmo gestiti noi con il nostro rigore, la nostra intransigenza e i presidi di legalità e anticorruzione. Questo li ha fatti impazzire».

“Cinque anni e zero riforme”: l’attacco alla longevità del governo

Conte non risparmia critiche sulla tenuta dell’esecutivo, che dopo l’estate potrebbe fregiarsi del primato di governo più longevo della storia repubblicana. Un record che per il leader M5S ha un sapore amaro. «Questo governo ha tradito la sua vocazione di destra sociale, ha fatto il patto per rimanere al governo» ha scandito. «Potrà arrivare alla fine della legislatura perché li vedo ben consolidati sulle poltrone. Potranno vantarsi di questo. Saranno cinque anni e zero riforme».

E sulla coesione interna della maggioranza: «Su ogni tema stanno litigando. Tutta la polvere sotto il tappeto sta venendo fuori, è tutto un polverone di litigi. Sta durando tanto perché ha promesso agli italiani crescita, potere reale dei salari più consistente, rilancio delle filiere industriali, benessere. E invece ha tradito queste promesse per fare un patto con i poteri forti».


Trump e il “nulla ottenuto”: la frecciata sulla politica estera

Uno dei passaggi più taglienti riguarda il rapporto tra il governo italiano e il presidente americano Donald Trump. «Siamo stati mollati da Trump dopo una corte spietata, non abbiamo ottenuto nulla, solo un voto a perdere» ha detto Conte. «Alla fine che hai avuto da Trump? Il giorno che gli hai detto di no ti ha mollato».

Una critica che tocca uno dei punti più delicati della politica estera dell’esecutivo Meloni e alimenta il dibattito sul reale peso dell’Italia nelle relazioni transatlantiche.

M5S: “Non siamo sinistra, siamo progressisti indipendenti”

Nella seconda parte dell’intervista Conte ha affrontato il tema dell’identità del Movimento, chiarendo la scelta della definizione “progressisti indipendenti” approvata dalla base. «Non possiamo dirci “sinistra”: siamo una forza giovane, non apparteniamo alle famiglie tradizionali della sinistra. Lo dico con rispetto per tutto quello che storicamente hanno fatto le forze di sinistra, ma marchiamo una differenza».

La formula “progressista”, ha spiegato Conte, serve ad aprire un campo più ampio: «Ci consente di avere uno spazio dove non ci sono solo i partiti tradizionali, in contrapposizione alle forze conservatrici nel migliore dei casi, e reazionarie come questo governo nel peggiore dei casi».

Una definizione che riposiziona il M5S al centro del dibattito sull’opposizione, senza legarsi alle etichette della tradizione politica italiana.

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