La Suprema Corte di Cassazione, con diverse sentenze pubblicate nel mese di maggio, ha confermato in via definitiva la legittimità degli avvisi di revisione dell’accertamento e delle relative sanzioni amministrative emessi dall’Ufficio ADM di Napoli.
I provvedimenti adottati tra 2018 e 2021
I provvedimenti, per un valore complessivo superiore ai 10 milioni di euro, sono stati adottati nei confronti di un importante gruppo societario accusato di aver importato, tra il 2018 e il 2021 presso lo scalo del Porto di Napoli, merci falsamente dichiarate come semplici “parti di biciclette elettriche” originarie della Repubblica Popolare Cinese.
L’operazione
L’operazione nasce nel corso del 2021 da una complessa attività di analisi dei rischi e di polizia giudiziaria, condotta in sinergia dai funzionari dell’Ufficio Antifrode della Direzione Territoriale Campania e dall’Ufficio ADM di Napoli.
Modus operandi illecito
La meticolosa attività d’indagine ha permesso di smascherare il modus operandi illecito: le società coinvolte frazionavano i flussi commerciali attraverso operazioni d’importazione separate, ma strettamente coordinate tra loro. Ciascuna spedizione conteneva i singoli componenti necessari a comporre i veicoli, con l’obiettivo di provvedere a un successivo assemblaggio delle e-bike direttamente in Italia. Il meccanismo era preordinato ad aggirare i dazi introdotti dagli organismi unionali.
Pieno riconoscimento attività ADM
Il pronunciamento favorevole della Suprema Corte giunge al termine di un lungo e articolato iter giudiziario. Le sentenze rappresentano il pieno riconoscimento dell’accuratezza investigativa e della solidità tecnica con cui l’Amministrazione Doganale ha saputo dimostrare in giudizio la fondatezza dell’accertamento, sia sotto il profilo fattuale che giuridico.
Regola 2a
Per operare la corretta riclassificazione della merce come e-bike completa l’Ufficio ha fatto ricorso alle Regole Generali per l’Interpretazione della Nomenclatura Combinata, applicando nello specifico la Regola 2a secondo cui: “Qualsiasi riferimento ad un oggetto nel testo di una determinata voce comprende questo oggetto anche se incompleto o non finito purché presenti nello stato in cui si trova le caratteristiche essenziali dell’oggetto completo o finito, o da considerare come tale per effetto delle disposizioni precedenti, quando è presentato smontato o non montato”.
Questo importante traguardo riveste una rilevanza strategica nel contrasto ai fenomeni fraudolenti volti ad eludere le misure daziarie introdotte dall’Unione Europea a salvaguardia delle proprie realtà produttive. Al contempo, la decisione della Cassazione consolida un orientamento giurisprudenziale favorevole all’Amministrazione Doganale in materia di regole interpretative della tariffa doganale comune.
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