Il presidente Ferdinando Boccia protagonista de “Le interviste dell’Osservatorio Immobiliare”. Dal progetto dell’ex Caserma Guido Reni a Roma all’housing sociale: il patrimonio immobiliare diventa leva di sviluppo, rigenerazione urbana e impatto sociale.
ROMA – Non soltanto rendimento e diversificazione degli investimenti, ma una strategia capace di coniugare previdenza, economia reale, rigenerazione urbana e impatto sociale. È questa la visione della Cassa Dottori Commercialisti, illustrata dal presidente Ferdinando Boccia nell’ambito de “Le interviste dell’Osservatorio Immobiliare”.
Con un patrimonio che nel 2025 ha raggiunto 14,3 miliardi di euro a valori di mercato e oltre 74 mila iscritti, la Cassa considera gli investimenti nell’economia reale una componente rilevante della propria strategia di lungo periodo. E proprio l’immobiliare rappresenta uno degli ambiti nei quali questa impostazione emerge con maggiore evidenza.
Ferdinando Boccia, dalla professione alla guida della Cassa Dottori Commercialisti
Dottore commercialista dal 1992, Ferdinando Boccia è fondatore dello Studio Boccia – Dottori Commercialisti, dove si occupa di consulenza aziendale e societaria, finanza d’impresa e controllo di gestione.
È inoltre Revisore Legale, Consulente Tecnico del Giudice e del Pubblico Ministero e vanta una lunga esperienza nell’associazionismo professionale.
Ha guidato l’Unione Giovani Dottori Commercialisti di Bari e fatto parte della Commissione Previdenza dell’Unione Nazionale. All’interno della Cassa è stato Delegato per l’ODCEC di Bari dal 2012 al 2020 e successivamente Consigliere di Amministrazione dal 2020 al 2024, prima di assumere la presidenza.
Boccia partecipa inoltre ad Advisory Board e Comitati di Indirizzo e Controllo di fondi di Private Equity ed è relatore sui temi della previdenza, del welfare e degli investimenti degli enti previdenziali.
Cassa Dottori Commercialisti, oltre 60 anni al servizio dei professionisti
La Cassa Dottori Commercialisti è un ente di previdenza di diritto privato che nel 2023 ha raggiunto i 60 anni di attività.
La sua missione è assicurare in autonomia e senza scopo di lucro le funzioni di previdenza obbligatoria e assistenza a favore dei professionisti e delle loro famiglie, con un’attenzione crescente alla responsabilità sociale e alla creazione di valore per la collettività.
In questo scenario si inserisce la strategia di investimento della Cassa, che punta anche sull’economia reale italiana.
Boccia: «L’immobiliare è un pilastro strategico della nostra asset allocation»
Il comparto immobiliare assume un ruolo di primo piano nella strategia dell’Ente.
«Il comparto immobiliare rappresenta un pilastro fondamentale e strategico della nostra asset allocation, con oltre 1 miliardo di euro investito e un fortissimo radicamento territoriale: ben l’84,6% di queste risorse è destinato a iniziative sul territorio nazionale».
Secondo Boccia, il dato deve essere letto all’interno di una strategia più ampia. Il patrimonio complessivo della Cassa ammonta infatti a 14,3 miliardi di euro, di cui circa il 35% allocato in Italia.
La finalità non è esclusivamente finanziaria.
«Questa scelta riflette la chiara volontà di non limitarsi alla sola diversificazione del portafoglio, ma di generare un impatto strutturale sull’economia nazionale, sostenendo lo sviluppo economico del Sistema Paese».
Una visione che attribuisce agli investitori istituzionali e, in particolare, agli enti previdenziali un ruolo potenzialmente significativo nei processi di trasformazione del territorio.
Roma, l’ex Caserma Guido Reni e la nuova rigenerazione del Flaminio
Uno degli esempi più importanti riguarda proprio Roma.
La Cassa è indirettamente coinvolta, attraverso il fondo COIMA ESG City Impact, nel progetto di riqualificazione dell’ex Caserma Guido Reni, nel quartiere Flaminio.
Si tratta di un’area di circa cinque ettari destinata a diventare un nuovo distretto urbano a uso misto.
«L’importante progetto dell’ex Caserma Guido Reni testimonia il nostro impegno nella rigenerazione urbana della Capitale e negli investimenti orientati all’impatto sul territorio».
Il progetto prevede l’integrazione di spazi verdi pubblici, servizi, attività commerciali, un hotel e una significativa componente di housing sociale, in relazione anche con il futuro Museo della Scienza.
Una trasformazione che, nella strategia illustrata da Boccia, rappresenta concretamente il concetto di impact investing.
Impact investing: rendimento finanziario e benefici per il territorio
La rigenerazione urbana, nella prospettiva della Cassa, non viene quindi interpretata esclusivamente come opportunità immobiliare.
«Questo è il cuore dell’impact investing: non ci limitiamo a cercare un rendimento finanziario, ma puntiamo a generare benefici ambientali e sociali concreti e misurabili, migliorando il tessuto cittadino e la qualità della vita dei residenti».
È un modello nel quale capitale istituzionale, sostenibilità e trasformazione urbana possono convergere, soprattutto nelle grandi città dove la domanda di abitazioni accessibili, servizi, studentati e infrastrutture urbane è sempre più rilevante.
Dal Villaggio Olimpico di Milano-Cortina all’housing accessibile
L’intervento romano si inserisce in un quadro nazionale più articolato.
Tra gli esempi richiamati dal presidente della Cassa c’è il Villaggio Olimpico di Milano-Cortina 2026, i cui spazi, dopo aver ospitato gli atleti, sono stati riconvertiti a studentato.
Sul fronte dell’abitare accessibile, Boccia richiama inoltre il Fondo Investimenti per l’Abitare e l’esperienza di Cascina Merlata.
Progetti differenti che evidenziano un elemento comune: la possibilità di utilizzare gli investimenti immobiliari di lungo periodo per accompagnare trasformazioni urbane capaci di rispondere anche a bisogni sociali concreti.
Rigenerazione urbana, Boccia: «Serve un approccio sistemico tra pubblico e privato»
Il nodo centrale per il futuro delle città italiane resta però la capacità di costruire una collaborazione efficace tra istituzioni e capitale privato.
Per Boccia è necessario superare la frammentazione degli interventi.
«È fondamentale promuovere un approccio realmente sistemico e concertato, superando la logica degli interventi isolati».
La collaborazione pubblico-privato dovrebbe partire dalla definizione preventiva di priorità e obiettivi strategici di lungo periodo condivisi, accompagnata da un rafforzamento delle garanzie pubbliche.
Il ruolo dello Stato negli investimenti di lungo periodo
La presenza del capitale privato, secondo il presidente della Cassa Dottori Commercialisti, deve essere sostenuta da un quadro istituzionale stabile e da una pubblica amministrazione capace di rispettare tempi e impegni.
«Lo Stato deve fare la propria parte: non solo offrendo strumenti di mitigazione del rischio per mobilitare le risorse private, ma garantendo che le opere infrastrutturali di propria competenza connesse ai progetti di rigenerazione siano completate nei tempi stabiliti e senza ostacoli burocratici».
È un passaggio particolarmente rilevante per Roma e per le altre grandi città italiane, dove numerosi programmi di rigenerazione richiedono capitali ingenti e una pianificazione pluriennale.
Le Casse di previdenza come investitori istituzionali per lo sviluppo delle città
Dalle parole di Ferdinando Boccia emerge quindi una concezione del patrimonio previdenziale che mantiene al centro la tutela degli iscritti, ma che può contemporaneamente contribuire allo sviluppo economico del Paese attraverso investimenti coerenti con orizzonti temporali di lungo periodo.
Rigenerazione urbana, student housing, housing sociale, infrastrutture e trasformazione delle aree dismesse possono rappresentare alcuni degli ambiti nei quali costruire una nuova convergenza tra interesse pubblico e capitale istituzionale.
«Le Casse di previdenza possono svolgere un ruolo centrale nello sviluppo, a condizione che il contesto di riferimento sia coerente, favorevole e orientato al lungo periodo».
Una prospettiva che trova proprio a Roma, con la trasformazione dell’ex Caserma Guido Reni, uno dei suoi casi più significativi.
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