Caro energia, Confindustria: vola bolletta imprese, maggior costo di 68 miliardi su anno

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La stima nel rapporto di primavera del Centro Studi di Confindustria

L’invasione russa in Ucraina fa volare la bolletta energetica delle imprese: i rincari di petrolio, gas, carbone presenteranno infatti un maggior costo finale di circa 68 mld su base annua di cui 27 mld saranno pagati solo dalla industria manufatturiera. A stimare l’impatto, sempre che la guerra finisca a luglio e non si dia corpo a nessuna ipotesi di razionamento energetico, è il rapporto di primavera del Centro Studi di Confindustria che appesantisce così la stima finale rispetto ai 51 mld ipotizzati solo lo scorso mese. L’incidenza dei costi dell’energia sul totale dei costi di produzione aumenterebbe del 77% per il totale dell’economia italiana, passando dal 4,6% nel periodo pre-pandemico (media 2018-19) all’8,2% nel 2022.”In euro, questo impatto si tradurrebbe in una crescita della bolletta energetica italiana di 5,7 miliardi su base mensile, ovvero in un maggior onere di 68 miliardi su base annua”, ribadiscono gli economisti di Confindustria. Il settore maggiormente colpito è di gran lunga la metallurgia, dove l’incidenza potrebbe sfiorare il 23% alla fine del 2022, seguito dalle produzioni legate ai minerali non metalliferi (prodotti refrattari, cemento, calcestruzzo, gesso, vetro, ceramiche), dove l’incidenza dei costi energetici potrebbe arrivare al 16%, dalle lavorazioni del legno (10%), dalla gomma-plastica (9%) e dalla produzione di carta (8%).

PNRR – Per effetto del caro energia e della carenza di materie prime legate al conflitto russo-ucraino “anche gli effetti positivi derivanti dall’implementazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sono a rischio”. A stimare l’eventualità è il rapporto di primavera di Confindustria. “Alcuni degli investimenti previsti potrebbero essere di difficile realizzazione ai prezzi attuali. Inoltre, la scarsità di vari materiali potrebbe rendere difficoltoso realizzare alcuni investimenti nei tempi previsti. È, quindi, probabile che alcuni progetti debbano essere rivisti alla luce del contesto attuale, affinché il Piano possa essere effettivamente implementato”, dicono gli economisti di viale dell’Astronomia.

PIL – Drastico ridimensionamento del Pil per il 2022: a prevedere una flessione di almeno 2,2 punti percentuali della crescita economica è il Rapporto di primavera del Centro studi di Confindustria che fissa il punto di arrivo a fine dicembre a +1,9% con una ‘ampia revisione’ dunque di quanto stimato lo scorso ottobre, prima dei nuovi shock, di quel 4% stimato da tutti i previsori. Un dato ancora positivo però che il Csc sottopone a stringenti condizioni: “Che da luglio prossimo finisca la guerra o comunque si comincino a ridurre l’incertezza e le tensioni, in particolare sui prezzi di gas e petrolio che scenderanno, pur rimanendo al di sopra dei livelli di inizio 2021; che ogni ipotesi di razionamento dell’energia per il settore produttivo sia esclusa e infine che la diffusione del Covid rimanga contenuta in maniera efficace e abbia impatti via via decrescenti”. Non solo. Il Csc stima i nuovi dati anche alla luce del fatto che l’Italia, nonostante il quadro peggiorato, “riesca a centrare gli obiettivi del Pnrr nei tempi previsti, eventualmente rivedendo alcuni progetti che potrebbero non essere più realizzabili”.

La variazione positiva nel 2022, peraltro, annota ancora il Csc, è interamente dovuta a quella già “acquisita” a fine 2021 (+2,3%) grazie all’ottimo rimbalzo dell’anno scorso: nei primi due trimestri, infatti, l’economia italiana entrerebbe in una “recessione tecnica”, seppur di dimensioni limitate, non pienamente compensata dalla ripresa attesa nella seconda metà dell’anno.

Rallentata anche la crescita 2023 che si assesterebbe a +1,6%. In questo scenario peggiorato, il ritorno dell’Italia ai livelli pre-pandemia slitta dal secondo trimestre di quest’anno al primo del prossimo, sima ancora il Csc.

fonte adnkronos.it