Il caldo estremo e la scarsità d’acqua presentano un conto sempre più pesante all’agricoltura italiana. Secondo Cia-Agricoltori Italiani, i danni al settore primario hanno già superato i 2 miliardi di euro, mentre le rese agricole complessive sono stimate circa il 15% sotto la media degli ultimi cinque anni. Particolarmente delicata la situazione in Lombardia, dove in alcune aree il mais potrebbe registrare perdite fino al 50% e preoccupano anche le condizioni delle coltivazioni di riso. Il presidente nazionale di Cia Cristiano Fini chiede una strategia europea strutturale contro gli effetti della crisi climatica.
Caldo estremo, l’agricoltura italiana paga un conto superiore ai 2 miliardi
Temperature elevate, precipitazioni insufficienti e disponibilità d’acqua sempre più critica stanno mettendo sotto pressione il sistema agricolo italiano.
Secondo Cia-Agricoltori Italiani, il conto dell’estate per il settore primario ha già superato i 2 miliardi di euro, considerando sia le perdite registrate nei campi sia la riduzione delle ore di lavoro provocata dalle condizioni climatiche estreme.
Il problema non riguarda più singoli episodi meteorologici, ma una situazione che tende a ripetersi e che rischia di incidere in maniera strutturale sulla produttività delle aziende agricole.
Tra luglio e agosto, in Italia, le temperature massime hanno infatti superato i 35 gradi in circa due giorni su tre.
A rendere ancora più complesso il quadro è stata la mancanza di precipitazioni. Nel Nord-Ovest, da luglio, le piogge sono risultate inferiori di quasi il 50% rispetto alla media stagionale.
Rese agricole in calo del 15%
La combinazione tra caldo intenso e scarsità d’acqua ha interessato molte colture proprio durante alcune delle fasi più delicate del ciclo produttivo.
Le previsioni indicate da Cia stimano rese agricole complessivamente inferiori di circa il 15% rispetto alla media degli ultimi cinque anni, riportando il settore verso livelli paragonabili a quelli delle annate particolarmente difficili del 2003 e del 2022.
Tra le colture maggiormente colpite figura il mais da granella, per il quale viene stimata una contrazione nazionale intorno al 18%.
Ancora più significativo il dato relativo alla Lombardia, dove in alcuni areali le perdite potrebbero raggiungere addirittura il 50%.
Lombardia, preoccupazione anche per il riso
La situazione assume particolare rilevanza per il sistema agroalimentare lombardo.
Oltre alle difficoltà registrate dal mais, vengono infatti segnalate condizioni preoccupanti per il riso in alcuni territori strategici, tra cui Lomellina e Baraggia.
Il tema della disponibilità idrica torna quindi centrale per un territorio caratterizzato da produzioni agricole di grande importanza economica e da filiere strettamente legate alla gestione delle risorse d’acqua.
Gli effetti del caldo interessano però numerose altre coltivazioni italiane. Per la soia viene stimata una diminuzione delle rese del 26%, mentre per il pomodoro nel Sud Italia la flessione prevista è intorno al 16%.
Caldo, conseguenze anche sulla zootecnia
Le conseguenze della crisi climatica non si fermano ai campi.
Le aziende zootecniche devono fare i conti con una minore disponibilità di foraggi e mangimi, mentre le temperature particolarmente elevate incidono direttamente anche sul benessere degli animali e sulla loro produttività.
Per i bovini, secondo il quadro delineato da Cia, il caldo record può determinare una riduzione della produzione quotidiana di latte compresa tra uno e tre litri per singolo capo.
Un fenomeno che, sommato all’aumento dei costi sostenuti dalle aziende, rischia di comprimere ulteriormente la redditività degli allevamenti.
La crisi agricola riguarda tutta l’Europa
La situazione non interessa soltanto l’Italia.
A livello europeo sono attesi raccolti sensibilmente inferiori alle medie storiche per numerosi comparti, dai cereali ai semi oleosi, passando per frutta, ortaggi e vino.
Nelle aree agricole prive di sistemi irrigui le perdite di resa potrebbero arrivare, nelle situazioni più critiche, fino al 50%.
Uno scenario che rende la crisi climatica non soltanto una questione ambientale, ma anche un problema economico, produttivo e di sicurezza alimentare.
Cia: «Serve una vera strategia europea contro la crisi climatica»
Per Cia-Agricoltori Italiani, continuare a intervenire soltanto dopo le emergenze non è più sufficiente.
L’organizzazione agricola chiede una strategia europea di lungo periodo capace di mettere l’adattamento ai cambiamenti climatici al centro anche della futura Politica agricola comune (Pac).
Tra le priorità vengono indicate risorse più flessibili, strumenti di gestione del rischio più rapidi ed efficaci e maggiori investimenti in ricerca, varietà agricole resilienti, infrastrutture irrigue e gestione delle risorse idriche.
Prime indicazioni potrebbero arrivare dal Consiglio informale Agrifish in programma a Dublino.
Fini: «Gli agricoltori devono poter prevenire i rischi»
«Questa estate ci ha consegnato l’ennesima prova della crisi climatica», sottolinea il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini.
Secondo Fini, il problema va ben oltre la perdita dei raccolti perché, insieme all’aumento dei costi di fertilizzanti ed energia, rischia di avere conseguenze sull’economia, sulla produzione e sulla sicurezza alimentare.
Un effetto che potrebbe trasferirsi anche sui prezzi nei prossimi mesi, aumentando le pressioni inflazionistiche lungo la filiera.
Per questo Cia chiede che, a partire dalla Pac post 2027, gli agricoltori siano messi nelle condizioni non soltanto di affrontare i danni provocati dagli eventi climatici estremi, ma soprattutto di prevenirli.
La sfida per l’agricoltura lombarda e italiana diventa quindi quella dell’adattamento: investire sull’acqua, sull’innovazione e sulla resilienza delle colture per difendere produzioni e imprese da fenomeni climatici destinati a incidere sempre più profondamente sul settore primario.
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