Semplificazione e rigore,ecco nuovo ‘codice’ commercio nel Lazio

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Aula del Consiglio della Regione Lazio,in via della Pisana

l Tuc, Testo unico del Commercio, approvato questo pomeriggio dal Consiglio regionale del Lazio riscrive dopo 20 anni le norme che regolano il settore. Il maxi-provvedimento licenziato dalla Pisana introduce nuove semplificazioni e aggiorna le regole nel rispetto delle competenze regionali. Vi sono articoli sulla tutela dei contratti di lavoro e delle pari opportunità, sul contrasto all’abusivismo commerciale e alla contraffazione, sul sostegno a iniziative di recupero delle eccedenze alimentari e di farmaci. Per sostenere il commercio di vicinato si è deciso di rafforzare il ruolo delle reti di impresa, e per la prima volta sono inseriti nella legge i temporary store e gli outlet, con i dettagli relativi alle merci che possono essere vendute e alla tutela per il consumatore. Più chiare le modalità di svolgimento dei saldi, con il divieto dei pre-saldi e sanzioni più efficaci.

Parte rilevante del Tuc riguarda le semplificazioni dei procedimenti, incentrati principalmente sulla Scia (Segnalazione certificata inizio attività). Inoltre, sono previste misure per tutelare i centri storici e le aree culturali, per incentivare progetti di decoro, per l’estetica delle vetrine e per l’utilizzo di parte delle sanzioni per contrastare l’abusivismo e migliorare il tessuto urbano. Nei centri commerciali è incentivata l’apertura di punti di primo soccorso.

Riguardo al commercio su area pubblica, il nuovo testo ha eliminato l’equivalenza economica, che rischiava di bloccare gli spostamenti. I Comuni verificheranno le postazioni incompatibili, per esempio, con il codice della strada o quello dei Beni culturali. Per quegli ambulanti non altrimenti ricollocabili a fronte della revoca del titolo il Tuc ha introdotto 3 possibilità: indennizzo, finanziamento per l’avvio di una nuova attività in altro settore o una licenza, rilasciata dal Comune, che potrebbe anche essere di taxi o ncc. Sono stati introdotti poi dei limiti massimi al numero di concessioni di un solo soggetto, per evitare oligopoli sia nei mercati che fuori mercato (in quest’ultimo caso, massimo 10 licenze a livello comunale sopra i 50 mila abitanti, 5 sotto). Per quanto riguarda i mercati, la legge permette ai Comuni di poter effettuare i bandi per assegnare i banchi ogni mese, e non in tre sole date all’anno. Viene rafforzato il ruolo delle associazioni degli operatori. Norme anche sulle edicole, che possono integrare la vendita dei giornali con altri prodotti per il 40% della loro superficie, ma mai bevande alcoliche. La Regione prevede poi un’apposita disciplina in materia di commercio di animali stabilendo una serie di requisiti ai fini della loro cura e del miglior trattamento.

Riguardo a bar e ristoranti, invece, è stato previsto che i Comuni possano adottare un ‘catalogo degli arredi’, per piazze e strade con arredi uniformi. Musei, teatri, cinema, dimore storiche e alberghi potranno avere punti ristoro aperti anche al pubblico. Semplificate poi le norme relative ai permessi e rafforzate le sanzioni per chi contravviene, ed esplicitate le modalità per esporre i prezzi a garanzia dei consumatori e per evitare truffe. È previsto inoltre un piano strategico e un programma operativo, con strumenti economici e di sostegno ai commercianti, anche organizzati in rete, e ai Comuni per definire gli ambiti prioritari di intervento con riferimento alle specifiche aree e la relativa copertura finanziaria. È istituito poi il ‘Fondo per la tutela, lo sviluppo e la valorizzazione del commercio del Lazio’: le risorse per il prossimo biennio sono pari a 12 milioni di fondi regionali, a cui vanno aggiunte quelle Ue.

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